Parigi – Un evento eccezionale per gli amanti del lusso, dell’arte tessile e della storia della moda: il prossimo 29 gennaio all’Hotel Le Bristol di Parigi andrà all’asta una delle collezioni private più ampie e affascinanti di haute couture firmata Christian Dior, appartenuta alla celebre collezionista Mouna Ayoub.
Questa raccolta, composta da 126 pezzi straordinari, attraversa decenni di evoluzione dell’alta moda, dal 1984 fino al 2022. È un vero e proprio museo personale che mette in dialogo diverse epoche sartoriali, riflettendo non solo l’eleganza intramontabile della maison francese, ma anche le scelte di una donna il cui gusto ha saputo coniugare rigore classico e audacia stilistica.
Nel dettaglio, la selezione comprende creazioni di alcuni dei più influenti direttori creativi che hanno segnato la storia di Dior: da Marc Bohan, maestro di eleganza sobria, a Gianfranco Ferré con la sua opulenza strutturale, fino all’estro narrativo di John Galliano e alle interpretazioni contemporanee di Raf Simons e Maria Grazia Chiuri.
Ayoub, imprenditrice e figura tra le più affascinanti dell’alta società internazionale, ha raccontato come ogni capo rifletta un momento personale o artistico: i vestiti di Bohan, ad esempio, incarnavano per lei fiducia e raffinatezza giovanile, mentre le creazioni di Galliano rappresentavano una liberazione estetica dopo un periodo di isolamento.
La collezione — conservata in condizioni spesso “quasi perfette”, con abiti alcuni mai indossati — testimonia anche la cura meticolosa della collezionista nel preservare questi pezzi come opere d’arte tessile, piuttosto che semplici indumenti. Per gli estimatori della moda e i collezionisti, questa asta sarà un’opportunità rara di entrare in possesso di capolavori che incarnano tecniche sartoriali, ricami complessi e archetipi di stile che hanno influenzato generazioni.
In un periodo in cui Parigi si conferma capitale mondiale non solo delle sfilate ma anche del mercato dell’arte e del collezionismo, questo evento si inserisce come pietra miliare nella narrazione dell’haute couture globale.


