MILANO — Non è una semplice adv, non è un catalogo di abiti: la campagna Primavera/Estate 2026 di Prada si propone come una vera e propria indagine sul linguaggio della pubblicità. Intitolata “Image of an Image”, l’operazione ideata dai co-creative director Miuccia Prada e Raf Simons riflette sulla natura stessa dell’immagine nel contesto dell’era digitale, invitando il pubblico a decostruire l’atto dello sguardo piuttosto che consumarlo passivamente.
A differenza delle campagne tradizionali, qui la fotografia non è un semplice strumento di presentazione del prodotto, ma diventa soggetto e oggetto al tempo stesso. L’artista americana Anne Collier — chiamata a reinterpretare la visione visiva della Maison — cattura fotografie classiche Prada in un gioco di mani e superfici: immagini dentro immagini, con composizioni che suggeriscono la fisicità dell’oggetto pubblicitario e la sua percezione.
La campagna vede un cast eterogeneo di volti, tra attori, musicisti e modelli: Hunter Schafer, Levon Hawke, Damson Idris, Nicholas Hoult, Carey Mulligan, John Glacier e Liu Wen sono ritratti in una gamma di scenari minimali — dal prato alla pelliccia sintetica fino a campi di colore saturato — dove i capi non sono messi in scena come sogni estetici, ma come immagini che si interrogano sul loro stesso significato culturale.
In questo senso, Image of an Image non è solo una campagna moda: è una provocazione. In un’epoca in cui i contenuti si moltiplicano e le piattaforme stravolgono il modo in cui guardiamo, Prada chiede agli spettatori di rallentare, di chiedersi come e cosa guardano, ribaltando il rapporto tra spettatore e messaggio pubblicitario.
Questa ambizione concettuale si inscrive in una più ampia tendenza del lusso contemporaneo, dove le maison cercano sempre più di contestualizzare le campagne entro narrazioni culturali più ampie — un po’ come stanno facendo altri brand con i loro progetti visivi e narrativi nel 2026.


