La capitale portoghese si prepara ad accogliere una delle mostre più intriganti della stagione culturale 2026. Dal 18 aprile al 22 giugno, la Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona inaugura “Arte e Moda nella Collezione Gulbenkian”, un’esperienza espositiva che intreccia in dialogo stretto le arti visive con l’haute couture, indagando come la moda sia da sempre radicata nelle rappresentazioni artistiche del passato e del presente.
Curata da Eloy Martínez de la Peña e parte delle celebrazioni per il 70º anniversario della fondazione, la mostra riflette la filosofia del collezionista Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955), grande appassionato di arte e cultura, che vedeva nella moda non un semplice abito ma una forma di espressione creativa tra le più rilevanti della modernità.
Al centro dell’allestimento — ospitato nella Galleria Principale dell’istituzione, uno degli spazi artistici più raffinati di Lisbona — un dialogo serrato e spesso sorprendente fra circa 100 opere d’arte provenienti dalla collezione storica (spaziando dall’Antico Egitto al XX secolo) e circa 140 capi di haute couture firmati da alcuni dei nomi più iconici della moda internazionale.
Tra questi spiccano Alexander McQueen, il designer britannico celebrato per la sua visione drammatica e scultorea che fonde mitologia e tecnica sartoriale, Cristóbal Balenciaga, maestro indiscusso della silhouette pura e delle linee architettoniche, e altri giganti come Dior, Yves Saint Laurent, Versace, Jean-Paul Gaultier e Vivienne Westwood.
La novità dell’esposizione — e il suo principale valore narrativo — risiede proprio nell’accostamento tra moda e opere d’arte: dipinti, sculture, gioielli e oggetti storici dialogano con i capi, come se fossero riferimenti visivi di uno stesso alfabeto estetico che attraversa secoli e contesti culturali diversi. Attraverso questa relazione, il percorso invita il visitatore a riflettere non solo sulle forme e i motivi che legano moda e arte, ma anche sulle storie sociali, simboliche e identitarie che questi oggetti racchiudono.
È un invito ad andare oltre la superficie della stoffa e della tela: a leggere tra pieghe, simboli e silhouette la narrazione di gerarchie, rituali sociali e aspirazioni umane, dimostrando come l’estetica e il pensiero creativo non siano mai confinati a un singolo linguaggio ma transitori e conversazionali tra epoche e immaginari.
In un tempo in cui il confine tra arte visiva e moda è sempre più sottile — come dimostrano anche mostre internazionali che accostano capi come opere d’arte — “Arte e Moda nella Collezione Gulbenkian” promette di essere un’esperienza che racconta la bellezza come continuum storico e culturale, oltre il semplice concetto di esibizione di vetrina.


