La Fondation Louis Vuitton di Parigi ha appena annunciato quella che promette di essere una delle mostre più suggestive della stagione 2026: una grande retrospettiva dedicata ad Alexander Calder, pioniere dell’arte cinetica e delle sculture in movimento. L’iniziativa, che celebra il centenario dell’arrivo di Calder a Parigi e il 50° anniversario della sua morte, farà dialogare per la prima volta le opere dell’artista con gli ampi spazi interni ed esterni dell’edificio progettato da Frank Gehry.
Il progetto espositivo, intitolato “Calder: Rêver en équilibre” – Sognare in equilibrio – abbraccia mezzo secolo di creazione artistica, dalle prime sperimentazioni in fil di ferro e dal celebre Calder Circus fino alle imponenti sculture cinetiche che hanno ridefinito l’arte pubblica nel secondo Novecento.
In collaborazione con la Calder Foundation, principale prestatore delle opere, e con prestiti da istituzioni internazionali e collezionisti privati, la mostra riunirà quasi 300 opere tra mobiles e stabiles – le categorie coniate dallo stesso Calder – oltre a ritratti in fil di ferro, sculture in legno, dipinti, disegni e perfino gioielli.
Un elemento di grande rilievo sarà la presenza di lavori di artisti coevi o amici di Calder come Jean Arp, Barbara Hepworth, Jean Hélion, Piet Mondrian, Paul Klee e Pablo Picasso, che aiutano a collocare la sua ricerca tra i movimenti d’avanguardia del XX secolo, mentre trentaquattro fotografie realizzate da maestri quali Henri Cartier-Bresson, André Kertész e Man Ray offriranno uno sguardo intimo sul rapporto tra arte e vita dell’artista.
La mostra sarà distribuita in tutto lo spazio della Fondation, includendo per la prima volta il prato esterno, creando un dialogo fisico e concettuale tra le forme dinamiche delle opere e le celebri “vele” di vetro dell’edificio. Calder, nato a Philadelphia nel 1898 e formatosi in una famiglia di scultori, ha trovato nella Parigi degli anni Venti un terreno fertile per le sue innovazioni: qui presentò forme inedite e il Circo, un’invenzione che affascinò l’avanguardia parigina e che oggi torna a esprimersi grazie a un prestito eccezionale del Whitney Museum of American Art.
Con questa retrospettiva, la Fondation Louis Vuitton conferma ancora una volta il suo ruolo di protagonista nel panorama delle grandi mostre monografiche internazionali, seguendo le orme di progetti dedicati a nomi come Basquiat, Rothko, Hockney e Richter, e continua a offrire un’esperienza culturale che fonde architettura, movimento e storia dell’arte in un unico, coinvolgente percorso.


