TAG Heuer e Hiroshi Fujiwara lo hanno fatto di nuovo: non si tratta solo di un altro orologio, ma di un pezzo che racconta un dialogo tra mondi apparentemente distanti ma sorprendentemente affini — l’alta orologeria elvetica e la cultura streetwear globale.
All’Art Week di Miami Beach, sotto i riflettori di una città che vive di stile, arte e ritmo, il pioniere giapponese — spesso definito il “Godfather of Streetwear” — ha svelato la sua ultima creazione insieme alla Maison svizzera, dando vita a una reinterpretazione radicale e minimalista della leggendaria TAG Heuer Carrera Chronograph.
Minimalismo come linguaggio
Questo nuovo pezzo è la terza collaborazione ufficiale tra TAG Heuer e Hiroshi Fujiwara, e non una semplice variazione di stile: è una vera riscrittura estetica. Limitata a soli 500 esemplari, la Carrera Chronograph x fragment Limited Edition concentra l’attenzione su elementi essenziali — un quadrante nero opalino opaco, dettagli bianchi a contrasto e il fulmine iconico della label Fragment al posto dei numeri nel datario.
Il risultato è un cronografo che sembra sfidare l’idea stessa di tempo come mera misurazione: qui il tempo diventa forma, equilibrio e linguaggio visivo. Non è un “orologio fashion” nel senso rapido del termine — è piuttosto un oggetto in cui heritage e modernità si intrecciano con sobrietà.
Un’eredità reinterpretata
La Carrera è un’icona nata nel 1963 con un chiaro scopo sportivo: leggere il tempo in condizioni estreme, come nelle corse automobilistiche. Fujiwara non l’ha tradita, ma l’ha ripensata per sottrazione, eliminando tutto ciò che distrae dalla funzione primaria, lasciando solo ciò che comunica. Questo approccio non solo riflette la sua filosofia estetica, ma rafforza l’identità del modello nel contesto contemporaneo.
Non è un caso che questa collaborazione abbia una risonanza così forte: da un lato TAG Heuer porta con sé decenni di precisione, know-how e storia motoristica; dall’altro Fujiwara porta la lente della cultura urbana globale, un occhio capace di leggere il presente senza rinnegare il passato.
Perché conta davvero
In un mercato dove molte collaborazioni nascono e si dissolvono rapidamente, quella tra TAG Heuer e Hiroshi Fujiwara resiste — e evolve — proprio perché non si limita a mettere un logo su un quadrante. È un esercizio di design profondo, una riflessione sulla forma, sull’essenza e sul valore percepito di un oggetto quotidiano diventato simbolo.
E anche se la disponibilità è estremamente limitata e i prezzi alti, la rapidità con cui è andato quasi esaurito racconta una verità semplice: quando due visioni autentiche si incontrano, il tempo diventa una storia da indossare.


