Il mondo del “made in luxury” non è più fatto solo di atelier, pellami pregiati e liste d’attesa per una “Birkin”: dalla discrezione delle casseforti familiari nasce oggi una nuova sfida economica, che vede protagonista la famiglia dietro Hermès. Con la costituzione di Breithorn Holding, la dinastia storica tenta di trasformare un impero artigianale in un vero e proprio polo d’investimento globale. Contemporaneamente, esplodono conflitti interni e accuse pesanti di appropriazione indebita, che coinvolgono un ex gestore patrimoniale e l’oggi gigante del lusso.
Secondo un recente report, la holding familiare Krefeld — creata nel 2022 per gestire il patrimonio degli eredi di Hermès — ha generato un veicolo separato chiamato Breithorn Holding, “destinato a supervisionare fondi e la gestione di asset al di fuori del core business del lusso”.
A capo del nuovo veicolo è stato nominato Charles‑Henri Chaliac, già al timone di Krefeld, segno che la mossa non è marginale ma strategica.
Dietro questa decisione c’è il potenziale enorme del patrimonio familiare: secondo le stime più recenti, gli eredi controllano circa il 67% di Hermès e, nei quattro anni record, hanno incassato circa 5,1 miliardi di euro di dividendi. Questo capitale — sommato al patrimonio stimato collettivo di 186 miliardi di dollari — offre margini consistenti per investimenti esterni e diversificati.
In tempi in cui la domanda di beni di lusso sta mostrando segnali di incertezza in alcuni mercati, la diversificazione appare come una scelta pragmatica e lungimirante: un modo per trasformare un brand simbolo del lusso in un patrimonio finanziario protetto dagli alti e bassi del mercato moda.
Proprio mentre il gruppo si riorganizza sotto il profilo finanziario, emergono crepe e sospetti all’interno della famiglia. Nicolas Puech — uno degli eredi storici di Hermès — ha intentato una causa civile contro LVMH e il suo numero uno Bernard Arnault, accusandoli di avergli sottratto milioni di azioni Hermès senza il suo consenso.
Secondo la denuncia, il problema deriverebbe da operazioni gestite da un ex consulente patrimoniale, Eric Freymond — deceduto lo scorso luglio — che avrebbe trasferito circa sei milioni di azioni, pari al 5,7% del capitale, a favore di terzi. Oggi quelle azioni varrebbero circa 14–16 miliardi di euro.
La posizione ufficiale di Hermès — comunicata dal board — conferma che Puech “non detiene più la sua quota multimiliardaria”. Per contro, LVMH e Arnault respingono ogni addebito, dichiarando di non aver mai acquisito azioni in modo nascosto o a nome di altri.
La causa, inoltre, non è solo civile: l’accusa di appropriazione indebita e frode ha spinto la magistratura francese ad aprire un fascicolo penale, ancora in corso.
La combinazione di una ristrutturazione finanziaria — con la nascita di un’entità come Breithorn — e di una vertenza interna mette in luce una verità: per un marchio “heritage” come Hermès, il capitale non è più solo estetica, storia e artigianato, ma anche un esercizio complesso di potere, diritti e controllo.
Per gli eredi, da un lato si apre la possibilità di rendere il loro nome un attore finanziario attivo, con partecipazioni in assicurazioni, fund-management e altri settori non legati alla moda. Dall’altro, la contesa legale mina le certezze intorno a ciò che significa “eredità”: quando titoli, consensi e firme sono gestiti da terzi, anche un cognome storico può diventare vulnerabile.
Nel mondo del lusso globale — sempre più soggetto a volatilità economica, rivalità e disinvestimenti — la gestione del patrimonio diventa tanto strategica quanto delicata.
Espansione oltre il lusso: se Breithorn Holding riuscirà a consolidarsi come veicolo di investimento, gli eredi Hermès potrebbero acquisire partecipazioni in settori diversi (energia, tecnologia, salute…), diventando così attori finanziari “multi-asset”.
Risoluzione legale e reputazionale: l’esito della causa di Puech contro LVMH potrebbe ridefinire quote, responsabilità e — in parte — la governance del gruppo. Una sentenza a favore dell’accusa potrebbe avere impatto anche sui rapporti tra eredi.
Nuovo paradigma per il settore: altre famiglie storiche della moda o del lusso potrebbero seguire l’esempio, separando brand e patrimonio privato, giocando su discrezione, asset management e investimenti.
In questo crocevia di storia, ricchezza, diritto e strategie finanziarie, Hermès — un nome che evoca artigianalità, esclusività e stile — si trova oggi a scrivere un nuovo capitolo. Non più solo pelle e seta, ma azioni, holding, contenziosi. E, forse, un paradigma per il futuro del lusso stesso.


