Nel 2025, Audemars Piguet celebra 150 anni di storia con un gesto di audacia: il lancio del nuovo Royal Oak Jumbo Extra-Thin Selfwinding Flying Tourbillon Chronograph RD#5, un orologio che per la prima volta nella storia della linea Jumbo — a metà strada tra classicità e spirito contemporaneo — unisce cronografo automatico e tourbillon volante.
Fin dalla sua fondazione nel 1875, la Maison ha modellato un’identità fatta di savoir-faire artigianale, composizione meticolosa e raffinata finitura: ogni segnatempo è assemblato e rifinito a mano, con la cura che trasformava gli orologi in vere e proprie opere d’arte.
Il RD#5 — cassa di 39 mm di diametro e soli 8,1 mm di spessore — rappresenta un equilibrio quasi miracoloso: unendo due complicazioni storicamente “voluminose” in un formato sottile e elegante, reinterpreta i codici del lusso orologiero con rara leggerezza e rigore tecnico.
Nel gergo dell’orologeria, “complicazione” significa ogni funzione che va oltre la semplice indicazione di ore, minuti e secondi: cronografi, tourbillon, calendari perpetui, fasi lunari, suonerie — un repertorio di meccanismi volti a reinterpretare il tempo.
Per Audemars Piguet, la complicazione non è un vezzo estetico, bensì un’eredità: basti pensare al leggendario orologio da tasca “Universelle” del 1899, con oltre 1.100 componenti e numerose funzioni complesse.
Oggi, il RD#5 si inserisce in questa tradizione: ogni calibro, ogni vetro “glass-box” scavato nel suo spessore, ogni pulsante ripensato testimonia un atto di equilibrio tra complicazione e usabilità, tra memoria artigianale e modernità.
Il valore simbolico: eleganza discreta, esclusività, identità
Molto più di un oggetto da polso, un segnatempo come il RD#5 è un manifesto: racchiude 150 anni di storia, decenni di ricerca, migliaia di ore di lavoro manuale — e lo fa con discrezione. Un’esclusività che non urla, ma che si riconosce da pochi dettagli: un quadrante con motivo “Petite Tapisserie”, una firma che richiama documenti storici, edizione limitata a 150 pezzi.
In un’epoca in cui il tempo viene spesso misurato con chip e circuiti, la scelta di affidarsi a ruote, ingranaggi e talento manuale suona come un atto di resistenza estetica e culturale — verso un’eleganza che non invecchia, ma che evolve.
Alcune domande sull’equilibrio (e sul senso del lusso)
- Un orologio tanto complicato e tecnicamente avanzato si misura davvero solo in termini di prezzo o anche di poesia del tempo?
- Quanto conta l’artigianato — la mano umana dietro ogni vite, ogni lucidatura — nell’epoca della produzione seriale globale?
- Può un segnatempo come questo restare “quotidiano”, o nasce per essere un gesto di aspirazione, un oggetto-simbolo pensato più per essere ammirato che per segnare i minuti?
Con il nuovo Royal Oak Jumbo RD#5, Audemars Piguet consegna al mondo dell’orologeria un orologio che è al tempo stesso ponte e traguardo: un ponte tra passato e futuro, tra meccanica e design, tra tradizione e sperimentazione; un traguardo tecnico e poetico, che celebra l’idea stessa del tempo come esperienza.


