Nella Torino del XXI secolo, dove spesso i nomi celebri emergono più per piazze intitolate che per volti scolpiti, la decisione di erigere un monumento alla Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo assume un significato dirompente. Per la prima volta nella storia cittadina una donna verrà celebrata — non con un nome su una targa — ma con una scultura in bronzo che sarà inaugurata sabato 17 gennaio 2026 a Palazzo Falletti di Barolo, grazie all’iniziativa dell’Opera Barolo e al sostegno della famiglia Abbona, attuale custode della storica cantina.
Esercizio di memoria e giustizia sociale
Giulia di Barolo — nata Juliette Colbert nel 1786 e morta a Torino nel 1864 — non è celebre solo per il suo legame con la nascita del Barolo moderno, né per la sua aristocrazia. Il suo vero lascito storico risiede in un impegno sociale lungimirante e concreto. Fabbricò la propria filantropia in opere tangibili: scuole elementari per bambine povere, ospedali per fanciulle disabili, rifugi per donne ex carcerate, educandati, laboratori artigianali e scuole infantili.
Ancora oggi, l’Opera Pia Barolo, istituita con il suo testamento, continua a operare sul territorio offrendo assistenza, formazione e percorsi di reinserimento sociale.
La scultura progettata dallo scultore Gabriele Garbolino Rù, con curatela di Enrico Zanellati, raffigurerà non solo la marchesa, ma anche una carcerata — a simboleggiare concretamente quel ponte che Giulia volle costruire tra carità, dignità e riscatto umano.
Un gesto simbolico dal grande valore culturale
Che sia la prima scultura torinese dedicata a una donna — come sottolineano gli organizzatori — non è un dettaglio. In una città ricca di storia, ma in cui la memoria pubblica delle donne meritevoli è spesso relegata a targhe o a note di archivio, questo monumento segna una svolta: un riconoscimento visivo e permanente, che testimonia un’eredità di solidarietà e civiltà sociale.
In un momento in cui le celebrazioni di epoche e figure passate sono spesso oggetto di discussioni e polemiche, emergere con una statua che onora una donna non per conquiste politiche o nobiliari, ma per un impegno concreto verso i più fragili, assume una forte carica morale. Si tratta di una scelta che coniuga storia, cultura e responsabilità civile.
L’inaugurazione non sarà un evento isolato. Sarà l’inizio di un “week-end di festa”, con visite guidate a Palazzo Barolo, al Distretto Sociale Barolo e al MUSLI (Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia), spettacoli musicali e iniziative culturali.
Un’occasione per riflettere sulle radici delle nostre istituzioni di assistenza sociale e sulla forza dell’eredità di solidarietà lasciata da un aristocratica dai valori profondi. Una memoria che torna vivida, concreta, utile.
La scultura della Marchesa di Barolo non sarà solo un’opera d’arte, ma un monito: che la memoria storica — se ben conservata — può alimentare un senso di comunità, responsabilità e solidarietà. Un segno, oggi più che mai.


