Nel Tribunale di Milano si è tenuta un’udienza decisiva del processo noto come “Pandoro Gate”: la Procura ha formalmente chiesto una condanna di un anno e otto mesi per Chiara Ferragni, accusata di truffa aggravata tramite l’uso del mezzo informatico.
Le contestazioni
Secondo l’accusa, le campagne promozionali per il Pandoro “Pink Christmas” della Balocco e per le uova di Pasqua Dolci Preziosi – entrambe collegate al brand Ferragni – avevano un tono solidaristico, inducendo i consumatori a credere che parte del ricavato andasse in beneficenza. In realtà, sostengono i pm, le donazioni non erano correlate alle vendite: il beneficio per l’ospedale Regina Margherita di Torino, ad esempio, sarebbe stato già stabilito indipendentemente dal numero di confezioni vendute.
C’è un elemento centrale nelle accuse: il profitto ritenuto “indebito” ottenuto dalle società legate a Ferragni che, sempre secondo la Procura, avrebbe superato i 2,2 milioni di euro.
Le difese dell’influencer
Ferragni, presente in aula (ed entrata in anticipo per evitare i riflettori), ha dichiarato che «tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede» e ha ribadito più volte di non aver mai avuto l’intenzione di trarre un guadagno illecito da queste iniziative.
Inoltre, la sua strategia processuale prevede il rito abbreviato, che comporta una riduzione di pena: un terzo in meno rispetto al massimo previsto per il reato contestato.
Già prima del processo, Ferragni ha versato 3,4 milioni di euro fra sanzioni, compensazioni e risarcimenti.
Altri imputati
Non è sola: insieme a lei sono imputati Fabio Maria Damato, suo ex braccio destro, per il quale la Procura ha chiesto la stessa pena (1 anno e 8 mesi), e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, per il quale è richiesta una condanna a un anno.
Parti civili sono alcune associazioni di consumatori: in particolare, “Casa dei consumatori” è stata ammessa nel processo, mentre altre realtà avevano già raggiunto soluzioni transattive.
È prevista una nuova udienza il 5 dicembre, durante la quale interverranno i legali della difesa (gli avvocati Marcello Iannaccone e Marcello Bana). La sentenza, secondo le cronache, è attesa per il 14 gennaio 2026.
Una riflessione più ampia
Questo caso non è solo una vicenda giudiziaria, ma tocca un tema cruciale dell’economia digitale moderna: la responsabilità degli influencer e la trasparenza nelle campagne social. Quando un volto noto invita ad acquistare un prodotto “per beneficenza”, fino a che punto il pubblico sa davvero cosa succede ai soldi? Il “Pandoro Gate” solleva interrogativi su come vengono strutturate e comunicate le operazioni di marketing solidale, specialmente quando il ritorno d’immagine – non solo il guadagno economico diretto – può essere considerevole.
Anche per gli organi regolatori e le autorità di controllo (come l’AGCM), casi come questo potrebbero rappresentare un punto di svolta per norme più stringenti sull’influencer marketing e sulle partnership tra personaggi pubblici e aziende beneficiarie.


