Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, emergono tensioni nel tessuto turistico locale: secondo diversi media, gran parte dei rifugi nella zona delle Tofane dovrà sospendere l’attività durante i Giochi, ma una sola struttura resterà operativa — ed è quella direttamente legata al compagno della ministra del Turismo.
Un’eccezione nei rifugi
Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, tutti i rifugi nell’area delle Tofane dovranno chiudere tra metà gennaio e metà marzo 2026 per i preparativi delle gare olimpiche, ma El Camineto sfuggirà a questa sorte.
Il ristorante, di fascia alta, è di proprietà di Dimitri Kunz, compagno della ministra Daniela Santanchè, insieme all’imprenditore kazako Andrey Toporov.
Secondo le ricostruzioni, durante i Giochi El Camineto diventerà un punto d’incontro privilegiato per delegazioni e organizzatori.
Perdita grave per gli altri rifugi
I gestori delle altre strutture sono preoccupati: senza l’afflusso di sciatori — le piste saranno parzialmente off-limits — prevedono perdite significative.
La società che gestisce gli impianti sciistici sulle Tofane, Ista, stima un mancato fatturato di oltre 9 milioni di euro nel periodo olimpico.
Difesa politica
La ministra Santanchè ha risposto alle critiche sostenendo che l’apertura di El Camineto non rappresenti un vantaggio, ma un “svantaggio”: secondo lei il locale opererà con tariffe “convenzionate” durante i Giochi, non potendo contare su una clientela “normale”.
Ha aggiunto che non è direttamente coinvolta nella gestione: “sono affari del mio compagno”, ha detto, e ha evitato di addentrarsi su dettagli operativi.
Aspetti proprietari
Il ristorante è cambiato negli ultimi anni: Flavio Briatore aveva quote, ma le ha vendute, e oggi la compagine proprietaria vede Kunz come azionista principale (quasi il 40%), con Toporov al suo fianco.
Questo intreccio economico-politico alimenta il dibattito su conflitti d’interesse e trasparenza.
Da un lato, per El Camineto potrebbe essere un’opportunità di visibilità e prestigio: diventare fulcro delle relazioni olimpiche è un ruolo strategico. Dall’altro, gli altri rifugi denunciano una disparità che rischia di penalizzare chi non ha legami “interni”.
In più, il danno economico agli impianti sciistici e alle strutture ricettive locali solleva interrogativi sulle ricadute reali dei Giochi nel territorio e su come saranno gestite le compensazioni.
Il caso di El Camineto rappresenta un nodo critico nello scenario delle Olimpiadi di Cortina: non è solo una questione imprenditoriale, ma anche politica. Le scelte di chi può restare aperto e di chi deve chiudere riflettono dinamiche di potere e di potenziale privilegio. Se da un lato la struttura del compagno della ministra può guadagnare un ruolo centrale, dall’altro molti operatori locali vedono nei Giochi più un rischio che un’opportunità.


