L’escalation militare in Medio Oriente sta avendo effetti immediati sulle attività commerciali delle multinazionali. Nei principali centri commerciali di Dubai e di altre metropoli dell’area, numerosi punti vendita risultano chiusi oppure operano con organici ridotti, mentre l’instabilità incide anche sui collegamenti aerei e sui flussi turistici.
Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran si sono aggravate all’inizio della settimana, con attacchi incrociati che hanno coinvolto diversi Paesi del Golfo. La situazione resta fluida e priva, al momento, di prospettive di rapida soluzione.
Negozi chiusi e personale su base volontaria
Il gruppo regionale Chalhoub, che gestisce circa 900 boutique per marchi internazionali come Versace, Jimmy Choo e Sephora, ha annunciato la chiusura dei propri negozi in Bahrein. Negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Giordania, le attività restano operative ma con presenza volontaria del personale e squadre ridotte.
Anche altri grandi operatori hanno adottato misure precauzionali. Amazon, secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, avrebbe fermato le attività del proprio centro logistico di Abu Dhabi e sospeso temporaneamente le consegne nella regione, invitando parte dei dipendenti a rimanere in casa.
Il gruppo Kering, proprietario di Gucci, ha comunicato la chiusura temporanea dei propri negozi in Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar, oltre alla sospensione dei viaggi di lavoro verso l’area.
Impatto sui mercati finanziari
Le tensioni geopolitiche hanno pesato anche sui titoli del comparto lusso. In Borsa, gruppi come LVMH, Hermès e Richemont hanno registrato cali significativi, con flessioni nell’ordine di diversi punti percentuali nel corso della giornata.
Sebbene il Medio Oriente rappresenti una quota relativamente contenuta del mercato globale del lusso — stimata tra il 5% e il 10% — la regione si è distinta nell’ultimo anno per una crescita superiore rispetto ad altre aree, dove la domanda di beni di fascia alta aveva mostrato segnali di rallentamento.
Turismo e travel retail sotto pressione
La chiusura improvvisa di alcuni aeroporti e le restrizioni ai voli stanno frenando il turismo, componente fondamentale per le vendite di lusso. Episodi di attacchi missilistici, tra cui uno che avrebbe danneggiato un hotel di alto livello a Dubai, potrebbero incidere ulteriormente sulla fiducia dei viaggiatori se la crisi dovesse protrarsi.
Secondo analisti del settore, un blocco prolungato del comparto travel retail, stimato in diversi miliardi di dollari per la regione, potrebbe tradursi in perdite nell’ordine di centinaia di milioni già nel breve periodo. Inoltre, l’impossibilità per molti clienti mediorientali di viaggiare verso capitali europee come Parigi o Milano rischia di riflettersi anche sulle vendite nei mercati occidentali.
Investimenti recenti ora a rischio
Negli ultimi anni i marchi del lusso avevano rafforzato la propria presenza nell’area con aperture di boutique di prestigio ed eventi esclusivi. Cartier aveva recentemente inaugurato un’importante esposizione di alta gioielleria a Dubai, mentre Louis Vuitton aveva organizzato una mostra in una struttura alberghiera di fascia alta negli Emirati. Sephora, inoltre, aveva lanciato un nuovo marchio beauty dedicato al mercato saudita.
Anche operatori del segmento più accessibile avevano pianificato espansioni: Primark aveva annunciato nuove aperture a Dubai e successivamente in Bahrein e Qatar nel corso dell’anno. Tuttavia, l’evoluzione della situazione potrebbe influire sulle tempistiche.
Nel frattempo, Apple ha temporaneamente chiuso i propri store a Dubai, mentre H&M ha sospeso le attività in Bahrein e Israele. Il gruppo Reckitt ha disposto il lavoro da remoto per i dipendenti mediorientali, la chiusura temporanea di un impianto produttivo in Bahrein e il blocco dei viaggi d’affari fino a nuovo avviso.


