Dopo anni di crescita costante nel segmento delle sneaker di lusso, Golden Goose si trova ad affrontare un potenziale passaggio di proprietà che potrebbe segnare una svolta storica per il marchio. Secondo quanto riferito da diversi organi di stampa italiani e internazionali, il fondo cinese HongShan Capital (HSG) ha avanzato un’offerta da 2,5 miliardi di euro a Permira, attuale controllore del gruppo, con l’obiettivo di chiudere l’accordo entro il periodo natalizio.
L’offerta attribuisce a Golden Goose un enterprise value circa dieci volte l’Ebitda previsto per fine anno (inclusi debiti). Da un lato, la cifra sottolinea la fiducia nella redditività futura del marchio; dall’altro, riflette l’interesse degli investitori ad acquisire asset di lusso italiani capaci di competere su scala globale.
A rendere Golden Goose una “preda ambita” sono i risultati recenti: nel primo semestre del 2025 il gruppo ha registrato ricavi per 342,1 milioni di euro — in aumento del 13% rispetto all’anno precedente — con un margine operativo lordo (EBITDA) rettificato di 113 milioni (+3%) pari a circa il 33% del fatturato.
Ancora nel 2024, il marchio ha totalizzato ricavi per circa 655 milioni di euro e un EBITDA adjusted di 227 milioni. Il forte trend di crescita, unito a un modello di business basato per larga parte su vendite dirette (negozi propri e canale DTC), rende Golden Goose un esempio di business stabile e in crescita — anche in un contesto dove molte maison di moda hanno registrato flessioni.
Sul piano industriale e strategico, l’acquirente cinese sembra puntare a un rilancio internazionale: l’idea di HongShan sarebbe quella di espandere la rete di negozi a gestione diretta soprattutto in Asia, e in prospettiva di portare il gruppo a una nuova quotazione — magari in Borsa.
La governance che cambia: in pole per la presidenza c’è Marco Bizzarri
Parte del piano di HongShan prevederebbe un rinnovamento ai vertici: secondo le fonti, il fondo avrebbe chiesto a Marco Bizzarri — già figura di spicco nel mondo della moda — di assumere la carica di presidente del nuovo gruppo, in sostituzione di chi attualmente ricopre la posizione.
L’intento sarebbe quello di dare al brand una guida esperta e con forte credibilità internazionale, capace di traghettare Golden Goose verso un’espansione globale più ambiziosa, con un occhio principalmente rivolto al mercato asiatico.
Se l’accordo si concretizzasse, sarebbe probabilmente la più grande operazione di M&A nel lusso italiano del 2025, e darebbe un segnale importante sulla capacità delle imprese italiane — anche relativamente giovani come Golden Goose — di attrarre capitali internazionali.
Tuttavia, la prospettiva solleva questioni non trascurabili: c’è chi teme che il passaggio a un fondo straniero possa alterare l’identità del marchio, in termini di produzione, distribuzione e immagine. Altri sottolineano quanto sia cruciale garantire che la qualità, lo stile e il “made in Italy” — elementi che hanno fatto il successo di Golden Goose — restino intatti anche nella fase successiva.
In un momento in cui il mercato del lusso affronta sfide globali e concorrenza crescente, la mossa di HongShan appare come una scommessa audace: puntare sul potenziale di un brand con forti fondamentali, ma cercare al contempo di ridefinirne l’assetto industriale e strategico.
La possibile acquisizione di Golden Goose da parte di HongShan Capital segna un passaggio cruciale per il brand: un bivio tra continuare a crescere sotto un’ala internazionale, oppure preservare l’identità che lo ha reso un simbolo – per quanto “urbano-lusso” – del made in Italy. Se da un lato i numeri e la strategia delineano un progetto ambizioso di espansione globale, dall’altro l’attenzione dovrà rimanere alta su come verrà gestita la transizione, sia in termini di governance che di valori.
Per il momento, si attende la firma ufficiale — e con essa sapremo se la scarpa “vissuta e di lusso” potrà davvero calzare nuovi mercati sotto una bandiera diversa, senza tradire la sua anima originaria.


