Versace ha annunciato che Dario Vitale lascerà la carica di direttore creativo a partire dal 12 dicembre 2025, dopo meno di nove mesi dall’ingresso.
La decisione — definita “di comune accordo” — arriva due giorni dopo che Prada Group ha completato l’acquisizione della maison.
Nel marzo 2025, Vitale — fino ad allora design and image director di Miu Miu, marchio sotto l’ombrello Prada — era stato nominato nuovo chief creative officer di Versace, succedendo a Donatella Versace.L’operazione sanciva per la prima volta l’apertura di Versace a un direttore fuori dal nucleo familiare, in un contesto che già allora faceva ipotizzare la volontà di un ricollocamento sotto nuova proprietà.
Vitale ha debuttato con la collezione primavera/estate 2026, presentata a settembre con un evento non convenzionale (non una sfilata classica), segno di una volontà di rinnovamento stilistico: il lancio infatti puntava su trovarne un equilibrio tra l’eredità della maison e un approccio più moderno.
Secondo alcune analisi, con Vitale la maison aveva iniziato a spingere su un riposizionamento rispetto al mercato: un pricing più alto, un’estetica più sofisticata, meno basata sul glamour spettacolare e più su un’eleganza misurata.
Il contesto: l’acquisizione Prada e la ridefinizione del marchio
L’uscita di Vitale coincide con un momento cruciale: il passaggio di Versace sotto il controllo di Prada Group, definito con un accordo da circa 1,3–1,4 miliardi di euro.
Questo cambio di proprietà rappresenta non solo un’operazione finanziaria — ma un tentativo di rilancio strategico della maison, in un panorama globale dove le grandi maison italiane cercano di consolidarsi per competere con i colossi del lusso.
In questo contesto, la scelta (o la decisione condivisa) di interrompere il percorso creativo di Vitale sembra parte di una ristrutturazione più ampia: la maison si prepara a “resettare” l’identità creativa sotto la nuova guida.
Interpretazioni e scenari per il futuro
- Un ripensamento strategico: sotto la nuova proprietà, l’estetica che aveva cominciato a profilarsi con Vitale — più essenziale, meno spettacolare — potrebbe non essere considerata sufficiente per il rilancio del brand. Alcuni insider suggeriscono che Prada cerchi un profilo creativo in linea con una visione di lusso più globale e redditizia.
- Una fase di transizione aperta: per il momento, il team creativo risponderà al CEO, Emmanuel Gintzburger, in attesa dell’annuncio di un nuovo direttore: la scelta sarà cruciale per definire il nuovo corso stilistico della maison.
- Il nodo del bilanciamento tra eredità e rinnovamento: Versace rischia di trovarsi al bivio tra la necessità di rinnovarsi e quella di restare fedele alla sua identità distintiva. Il cambio creativo — e forse generazionale — sarà un test importante su quanto la maison potrà evolvere senza perdere il proprio “DNA”.
L’addio di Dario Vitale segna la fine — forse prematura — di un esperimento di rinnovamento creato appena poco prima della grande svolta societaria. La sua breve gestione resterà come un capitolo transitorio: utile per segnare un cambiamento, ma non sufficiente per tracciare una nuova rotta.
Con l’ingresso del gruppo Prada, Versace entra in una fase delicata: la casa di moda è chiamata a ridefinire se stessa, bilanciando eredità e ambizioni; la scelta del prossimo direttore creativo sarà decisiva per capire in che direzione vorrà andare.


