L’attesa si è conclusa: Prada ha ufficialmente completato l’acquisizione di Versace. Con tutte le autorizzazioni ottenute — dopo l’accordo preliminare siglato in primavera — l’operazione è stata perfezionata con un esborso di circa 1,375 miliardi di dollari, equivalenti a circa 1,25 miliardi di euro secondo l’“enterprise value” concordato.
Un ritorno “a casa” per Versace. Il marchio di Gianni e Donatella Versace, fondato a Milano nel 1978 e venduto nel 2018 al gruppo statunitense Capri Holdings, torna oggi sotto gestione italiana. L’operazione segna un cambio di scena importante in un settore del lusso sempre più globalizzato.
Strategia complementare di portafoglio. Prada — che già detiene i brand Prada e Miu Miu — considera Versace un “asset fortemente complementare”. Prada è luogo di sofisticazione discreta e stile minimalista-disciplinato; Versace, al contrario, è simbolo di opulenza, audacia e glamour. Questa diversità, secondo i vertici, rappresenta una leva di valore significativa.
Una scommessa sul rilancio. Nonostante il marchio Versace stesse vivendo un momento di difficoltà sotto Capri — segnato da cambiamenti nel gusto, riduzione dei ricavi e “quiet luxury” — l’acquisizione da parte di Prada è presentata come una chance concreta di rilancio. Versace manterrà la sua identità creativa, beneficiando al contempo dell’infrastruttura consolidata del Gruppo Prada: rete produttiva, distribuzione globale, know-how gestionale.
Gli attori e le voci chiave
- Dal lato di Capri Holdings, l’amministratore delegato John D. Idol ha dichiarato che le risorse ottenute dalla cessione serviranno «a ridurre la maggior parte del debito» del gruppo, rimodellando così la struttura finanziaria per concentrarsi sui restanti marchi, come Michael Kors e Jimmy Choo.
- Per Prada, l’operazione assume un significato strategico: il presidente e direttore esecutivo Patrizio Bertelli ha parlato di un’occasione storica per “costruire un nuovo capitolo” per Versace, unendo eredità, artigianalità e un potenziale creativo ancora da esplorare.
- Quanto alla direzione di Versace, il nome di Lorenzo Bertelli — figlio di Patrizio — emerge come presidente esecutivo dopo l’integrazione, una mossa che suggerisce fiducia in un approccio familiare e diretto al rilancio.
Le incognite sotto al velo del glamour
- La sfida dell’identità creativa: un’operazione di questo tipo impone un equilibrio delicato. Mantenere l’audacia, l’estetica “alla Versace” e, al tempo stesso, beneficiare della rigida disciplina operativa di Prada è un esercizio complesso. Il rischio è che, senza una chiara visione sui valori da preservare, il marchio ne risenta in autenticità.
- Tempi e costi di integrazione: come anticipato da Prada già all’annuncio, il rilancio non sarà immediato — serviranno investimenti strutturali, formazione artigianale e un approccio paziente. In un contesto internazionale in continua evoluzione, questa attesa può pesare.
- Competizione europea e globale: con l’acquisizione, Prada tenta di rafforzare la posizione dell’“Italian luxury” contro 9i colossi internazionali come LVMH o Kering. Il mercato del lusso è però in fermento, con consumatori sensibili a cambiamenti rapidi: la sfida sarà conquistare nuovo pubblico mantenendo la clientela storica.
L’acquisizione di Versace da parte di Prada non è soltanto un’operazione finanziaria, ma un gesto di fiducia nel futuro del lusso italiano, un tentativo di ridare forza e visione a due identità all’apparenza opposte: l’eleganza sobria di Prada e il glamour audace di Versace. Di fronte abbiamo una scommessa su heritage, creatività e strategia d’impresa.
Se riuscirà a coniugare questi elementi con sensibilità e coerenza, il gruppo Prada potrebbe non solo rilanciare Versace — ma ridisegnare i contorni di ciò che oggi intendiamo per “Made in Italy” nel lusso globale.


