Il 28 novembre 2025 segna l’avvio di una nuova era per Giorgio Armani S.p.A. Dopo la scomparsa dello stilista — avvenuta lo scorso settembre — la società ha definito il suo nuovo consiglio di amministrazione, in linea con le volontà testamentarie lasciate da Armani.
Composizione del nuovo CdA
Il board, ora composto da otto membri, si articola come segue: tre membri rappresentano la famiglia, quattro sono manager di esperienza nel mondo della moda e della finanza (senza deleghe operative), e un unico membro svolge funzioni esecutive.
- Presidente: Pantaleo Dell’Orco, già figura di rilievo, confermato nella carica.
- Consiglieri familiari: Silvana Armani e Andrea Camerana.
- Amministratore Delegato e Direttore Generale: Giuseppe Marsocci, di recente nomina, unico membro “operativo” del board.
- Consiglieri “esterni” / indipendenti:
- Marco Bizzarri (ex-CEO di un grande gruppo del lusso)
- John Hooks, veterano dell’azienda, storico braccio destro di Armani per oltre un decennio.
- Federico Marchetti (fondatore dell’e-commerce di moda), riconfermato nel board.
- Angelo Moratti, imprenditore milanese, scelto come consigliere.
Questi ultimi quattro non avranno ruoli operativi, ma assumono un ruolo di vigilanza e supporto strategico.
Una successione “fluida e rispettosa”
Secondo la nota ufficiale, le procedure testamentarie dopo la scomparsa del fondatore si sono svolte “nei termini previsti con grande fluidità e serenità”.
La nuova governance — definita da più fonti come un mix equilibrato di continuità familiare e competenze eccellenti del settore — è pensata come “la migliore garanzia per proseguire, valorizzare e aggiornare la visione di bellezza, il modello di business e i valori etici” costruiti in oltre cinque decenni.
In contemporanea, resta ferma la volontà della Fondazione Giorgio Armani di mantenere almeno il 30% del capitale della società, anche in caso di ingresso di nuovi soci o futura quotazione in Borsa.
Scenari futuri: governance, investitori e strategia
Fonti italiane e internazionali — dalla stampa specializzata a agenzie globali — segnalano che, nel piano successorio, è prevista la cessione di una quota iniziale del 15% del gruppo entro 18 mesi.
Tra i possibili acquirenti con diritto di prelazione figurano grandi player del lusso: EssilorLuxottica, LVMH, L’Oréal — senza che questi entrino nel CdA né assumano ruoli operativi.
La scelta di un board ampio e composito — familiare + indipendenti + un CEO operativo — sembra avere l’obiettivo di garantire stabilità, gradualità e flessibilità in un passaggio generazionale delicato, mantenendo salda l’identità del brand ma predisponendosi a opportunità di mercato e collaborazioni strategiche.
La nuova governance di Giorgio Armani appare come un atto di equilibrio: da un lato il rispetto delle ultime volontà del fondatore, con la famiglia e la Fondazione ancora protagonisti, dall’altro il riconoscimento che — in un mondo del lusso in continua evoluzione — servono competenze, visione strategica e apertura al cambiamento.
Con nomi come Bizzarri, Hooks, Marchetti e Moratti, il gruppo testimonia la volontà di un ricambio responsabile, fondato sulla competenza, la continuità e l’integrazione di nuovi orizzonti. In un momento di grande transizione — e potenziale — per il settore moda, Armani sembra voler continuare a dettare non solo uno stile, ma anche un modello di governance che guarda al domani.


