Il 2025 conferma quanto già anticipato dagli osservatori: l’usato di lusso non è più un fenomeno di nicchia, ma un pilastro stabile del sistema moda. Secondo un recente report sul mercato italiano, la domanda di second-hand è già guidata da giovani generazioni (Gen Z e Millennials), spinte da motivazioni economiche – risparmio – ma anche da un crescente senso di sostenibilità.
Parallelamente, la spinta globale verso la circular fashion — riduzione degli sprechi, riutilizzo, patrimonio di stile — rafforza la legittimazione dell’usato come scelta non solo economica ma culturale.
I dominatori del 2025: heritage e identità
Secondo l’ultimo eBay Watchlist Trend Report, i brand più acquistati e venduti su scala globale continuano a essere Louis Vuitton, Gucci, Prada, Burberry, Armani e Dior: un segno che l’eredità del lusso — intesa come classicità e riconoscibilità — conserva un’attrattiva forte, anche nella modalità pre-loved.
Tra gli articoli più “ricercati” del 2025, borse iconiche come la Speedy di Louis Vuitton confermano lo status di evergreen del guardaroba second-hand.
Questo duplice fenomeno — prestigio del brand e desiderio di pezzi riconoscibili — dimostra come per molti consumatori l’usato rappresenti non una rinuncia, ma una scelta consapevole di stile, memoria e investimento estetico.
Nuove leve: da Miu Miu a streetwear & generazioni Z
Pur restando salde le radici del lusso tradizionale, il 2025 ha mostrato un’accelerazione verso brand e stili finora considerati “di nicchia”: secondo lo stesso report eBay, tra i marchi in maggiore crescita figurano KidSuper, Fear of God, Birkenstock, e persino Miu Miu — con un +32% su base annua.
Questo spostamento riflette una trasformazione culturale: la seconda mano non è più appannaggio dei soli “classici del lusso”, ma diventa strumento di identità per giovani acquirenti, capaci di mixare heritage e streetwear, lusso e quotidiano.
Più di moda: risparmio, sostenibilità, valore reale
Dietro la crescita del resale ci sono ragioni concrete e condivise: per larga parte dei consumatori, l’usato rappresenta una via per accedere al lusso a prezzi più contenuti, evitando l’erosione del potere d’acquisto.
Ma non solo. Molti buyer sono guidati da un’etica più ampia, che vede nella moda di seconda mano un gesto verso la sostenibilità e la riduzione degli sprechi.
Inoltre, per i venditori la rivendita permette di recuperare valore da pezzi altrimenti inutilizzati, trasformando il guardaroba in un asset dinamico.
Cosa aspettarsi nel 2026
- Il modello del recommerce — già ampiamente affermato — è destinato a consolidarsi: non più un’alternativa, ma una scelta principale per molti consumatori.
- Potremmo assistere a un ulteriore ampliamento del profilo dei brand “resale-friendly”: non solo haute couture, ma anche streetwear, designer emergenti, marchi di tendenza.
- Il valore percepito del vintage e dell’usato — come memoria, come investimento estetico, come sostenibilità — continuerà a crescere, rafforzando l’idea di guardaroba come patrimonio da gestire e valorizzare nel tempo.
Il report citato dall’articolo che mi hai segnalato — e le analisi che lo completano — raccontano una trasformazione profonda e duratura del settore moda. L’usato non è più una scelta dettata da necessità o riduzione di spesa, ma un terreno di sperimentazione, identità e consapevolezza. Che tu voglia una Speedy da rivisitare, una Miu Miu da amare, o semplicemente fare scelte di stile e sostenibilità: il second-hand oggi è un atto di gusto e responsabilità.


