Nel silenzio solenne che avvolge le memorie del mare, l’asta tenutasi per l’orologio da tasca in oro appartenuto a Isidor Straus – uno dei passeggeri della Titanic che non riuscì a salvarsi – si è conclusa con una cifra che parla da sé: 1,78 milioni di sterline, traducibili in oltre 2 milioni di euro.
Straus, uomo d’affari di origine bavarese, politico e co-proprietario del grande magazzino Macy’s di New York, viaggiava a bordo della Titanic nella sua traversata da Southampton a New York. La sera del 14 aprile 1912, la collisione con un iceberg pose – come è noto – tragicamente fine a quell’impresa inaugurale, segnando la scomparsa di Straus e di sua moglie Ida. Il corpo di lui fu recuperato dall’Atlantico alcuni giorni dopo; quello di lei non fu mai trovato.
L’oggetto in oggetto – un orologio da tasca in oro 18 carati, del marchio Jules Jurgensen – era rimasto nella famiglia Straus per decenni, prima di essere affidato alla casa d’aste Henry Aldridge & Son che ne ha curato la vendita.
Un mercato dove la storia diventa oggetto
Non è la prima volta che cimeli della Titanic emergono sul mercato con cifre consistenti: ad aprile 2024, per esempio, un altro orologio d’oro appartenuto a John Jacob Astor IV fu venduto per circa 1,5 milioni di dollari. L’appetito per oggetti carichi di narrazione – relitti, orologi, effetti personali – è in crescita, mossi da un mix di nostalgie, ricchezza, esclusività e il fascino intatto di una delle tragedie più famose del Novecento.
Questo caso solleva più di una riflessione: da un lato l’oggetto – orologio – diventa in sé reliquia, testimone materiale di un dramma; dall’altro il prezzo pagato denuncia quanto elevato sia lo status attribuito alla “provenienza” nella sfera del collezionismo. In una dimensione dove la rarità si misura anche in sopravvivenza, in storie evocate e in tempo fermato, l’orologio di Straus diventa simbolo e merce.
Memoria e valore: un paradosso?
C’è un paradosso non secondario nel fatto che un oggetto legato a una catastrofe collettiva – la perdita di più di 1.500 vite – diventi un bene economico d’altissimo valore. Da conservazione della memoria a investimento di lusso, la traiettoria è sottile. Eppure, occorre riconoscere che questi oggetti funzionano anche come “ponti” verso il passato: non soltanto per collezionisti, ma per musei, ricercatori, appassionati che vi riconoscono un significato storico e simbolico.
La cifra rilevata – oltre 2 milioni di euro – certifica dunque un doppio effetto: da una parte l’attrazione commerciale verso la storia, dall’altra la persistenza del mito della Titanic nell’immaginario collettivo.
Quali domande restano aperte?
- Qual è il ruolo etico dell’asta di cimeli che provengono da tragedie umane?
- Fin dove può arrivare il valore “storico” o “memoriale” di un oggetto rispetto al suo valore monetario?
- In quale misura queste operazioni contribuiscono (o no) a mantenere viva la memoria delle vittime, piuttosto che trasformarla in mera rarità da vetrina?
L’orologio di Isidor Straus – fermo a segnare un tempo che non ha avuto più scampo – è diventato per un istante l’emblema di un passaggio tra storia e collezionismo. In un’epoca in cui tutto è misurato anche in valore economico, resta la forza della narrazione: quel segnatempo, ora nelle mani di un nuovo proprietario, continua a battere il tempo di un ricordo che il mare non cancella.


