Il celebre marchio di lusso Tod’s è al centro di un’inchiesta giudiziaria grave e delicata, che apre una pagina inquietante per la filiera della moda italiana. La Procura di Milano, guidata dal pm Paolo Storari, ha iscritto nel registro degli indagati tre manager di Tod’s e la stessa azienda per il reato di caporalato. Parallelamente, è stata avanzata la richiesta di un divieto di pubblicità per sei mesi per la maison.
Le accuse sono pesanti: secondo gli inquirenti, i dirigenti del gruppo avrebbero ignorato ispezioni e audit su opifici cinesi subappaltatori che, sempre secondo la Procura, presentavano condizioni “di sfruttamento intenso” nei confronti dei lavoratori.
Le ipotesi dell’accusa
Secondo gli atti d’indagine, i tre manager indagati — Simone Bernardini, Mirko Bartoloni e Vittorio Mascioni — non avrebbero dato alcun peso ai risultati di audit esterni né alle ispezioni condotte su sei opifici nei quali i subappaltatori operavano.
Le condizioni denunciate sono estremamente gravi:
- salari molto bassi, con testimoni che parlano di compensi intorno a 2,75 € l’ora Secondo il Fatto quotidiano.
- orari di lavoro intensi, anche notturni, in qualche caso “anche a Natale” secondo quanto riportato.
- mancanza di sicurezza, igiene carente, alloggi degradanti nei dormitori dei dipendenti.
Per la Procura, queste irregolarità non sarebbero frutto di trascuratezza, ma sarebbero conosciute dall’azienda, che avrebbe “piena consapevolezza” delle condizioni – tuttavia non avrebbe agito per rimediare.
Le richieste di misura interdittiva
Oltre alle accuse penali, il pm Storari ha chiesto al GIP Domenico Santoro di vietare a Tod’s qualsiasi attività pubblicitaria per sei mesi. Questa misura è particolarmente simbolica: non è solo una sanzione, ma un segnale forte che l’azienda, secondo l’accusa, non può continuare a promuovere la propria immagine di eleganza e artigianalità ignorando le condizioni di lavoro nella propria filiera.
L’udienza per la decisione su questa interdittiva è fissata per il 3 dicembre.
La difesa di Tod’s
Tod’s – e in particolare i vertici legati alla famiglia Della Valle – respingono con forza le accuse. Durante una conferenza stampa, Diego Della Valle ha parlato di attacchi ingiusti all’immagine dell’azienda: “Non siamo quelle porcheriole”, ha dichiarato, definendo “vergognoso” trattare il marchio come se fosse un colpevole di sfruttamento sistematico.
Nel comunicato ufficiale, l’azienda afferma di “prendere atto” delle richieste dell’inchiesta, ma segnala “il preoccupante tempismo” con cui il pubblico ministero avrebbe prodotto nuovo materiale accusatorio.
Il contesto: indagini più ampie nel lusso italiano
Questo caso non è isolato. Negli ultimi anni, altre grandi maison del Made in Italy sono finite sotto la lente della magistratura per questioni legate al lavoro nella catena di subappalto, soprattutto in laboratori gestiti da società estere o con operai stranieri.
L’inchiesta su Tod’s rappresenta però una svolta: per la prima volta, secondo alcuni osservatori, un’azienda di lusso viene indagata direttamente per responsabilità non solo di omissione, ma potenzialmente dolosa, su uno sfruttamento sistematico.
Se confermate, le accuse contro Tod’s potrebbero avere conseguenze enormi:
- Reputazione del brand: il lusso Made in Italy si basa fortemente su valori di qualità e artigianalità; lo spettro di sfruttamento potrebbe intaccare questa narrativa.
- Ripercussioni legali: una condanna o misure severe potrebbero innescare richieste di risarcimento, cambiamenti organizzativi o una revisione dei modelli di controllo sui fornitori.
- Effetto sistemico: altre aziende del settore potrebbero trovarsi sotto pressione – sia da parte della magistratura sia dell’opinione pubblica – per una maggiore trasparenza e responsabilità nella catena produttiva.
L’inchiesta su Tod’s rappresenta un punto di svolta per l’industria del lusso italiana. Non si tratta solo di una vicenda giudiziaria: è una possibile riforma morale ed etica della filiera produttiva, che potrebbe ridefinire cosa significhi davvero “lusso responsabile”. Le prossime settimane saranno decisive: l’udienza del 3 dicembre potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo per Tod’s e, più in generale, per il rapporto tra moda e diritti dei lavoratori.


