Oggi nel corso della Paris Fashion Week, Louis Vuitton ha presentato la sua collezione donna Primavera/Estate 2026 con un allestimento memorabile: un appartamento reale affacciato sulla Senna, un luogo dove passato e presente si fondono in un raffinato gioco di rimandi storici e moderni.
L’ambientazione scelta — l’antica residenza estiva di Anna d’Austria — è stata trasformata per l’occasione da Ghesquière e dalla scenografa Marie-Anne Derville in un salotto d’epoca reinterpretato: arredi classici, marmi restaurati, affreschi e dettagli di gusto XVIII secolo dialogavano con elementi contemporanei, per ricreare un’intimità scenica degna del racconto moda.
Il filo conduttore emerso durante lo show è stato il contrasto fra il domestico e l’epico: “Volevo la serenità che si prova nel comfort della propria dimora”, ha dichiarato lo stilista nel backstage, spiegando come, per lui, «oggi ci si può vestire con raffinatezza anche a casa».
Un guardaroba da sogno e da cortigiana moderna
Sul piano stilistico, la collezione si presenta come un condensato di ricami elaborati, tessuti preziosi e silhouette che risentono di contaminazioni storiche. Leggings dal taglio alla zuava si affiancano a camicie dal collo alto di 15 centimetri, abiti in pizzo da cerimonia, cappotti voluminosi in raso scarlatto, e dettagli in seta spazzolata, una tecnica francese settecentesca che trasforma la stoffa in superficie morbida e luminosa.
Non mancano, accanto alle suggestioni di corte, echi sportivi futuristici: pantaloni palazzo tecnici, sneaker high‑tech, turbanti e mitre da doge. Il risultato è un guardaroba che oscilla tra cortigianeria riconfigurata e visione cosmopolita.
La palette cromatica si è ispirata esplicitamente ai colori dell’appartamento: nuances delicate, tonalità pastello e accenti scarlatti, tutti calibrati per risuonare con gli stucchi, i marmi e i pavimenti storici dell’edificio.
Tra narrazione e spettacolo
Lo show non si è limitato a essere una semplice passerella: è diventato un evento immersivo. La scenografia fonde elementi d’arte e architettura – mobili ispirati a Robert Wilson, sculture ceramiche, richiami al periodo Art Déco e XVIII secolo – in un continuum tra decor e avanguardia.
In sottofondo, Cate Blanchett ha recitato lentamente il testo di This Must Be the Place di David Byrne, aggiungendo un registro emotivo al senso di appartenenza e riflessione evocato dallo show.
Tra gli ospiti in prima fila erano presenti nomi di spicco del cinema internazionale come Emma Stone, Jennifer Connelly e Zendaya, insieme ai vertici del gruppo LVMH.
Prospettive e riflessioni
Con questa proposta Ghesquière afferma una visione del lusso meno ostentata e più interiore, dove il valore è nella coesione tra ambiente, corpo e memoria. Tuttavia, alcune critiche emergono sul versante della praticabilità: quanto di questa estetica può tradursi in capi realmente indossabili e quotidiani? Alcuni commentatori hanno osservato che la dimensione concettuale, pur suggestiva, talvolta pesa più della coerenza stilistica complessiva.
In ogni caso, lo show al Louvre riafferma Louis Vuitton come una maison che non svende al minimalismo: anzi, esplora nuove strade per connettere l’immaginario con l’eleganza sartoriale, tra riferimenti storici, performance e couture narrativa.


