Il 29 marzo 2026 Giorgio Griffa ha compiuto novant’anni. Figura tra le più autorevoli e coerenti della pittura contemporanea, Griffa ha sviluppato, a partire dalla fine degli anni Sessanta, un linguaggio radicale, fondato su segni primari, ritmo e relazione tra gesto, tempo e materia.
La sua ricerca, che attraversa oltre mezzo secolo, continua oggi a rinnovarsi, mantenendo intatta la propria essenzialità.
In occasione di questo importante anniversario un articolato programma di iniziative in Italia e all’estero celebra il suo lavoro, coinvolgendo istituzioni museali, fondazioni e collezioni pubbliche. Le celebrazioni non rappresentano soltanto un omaggio alla sua lunga carriera, ma anche un momento di rilancio e apertura. Tra mostre, acquisizioni e nuovi progetti, il 2026 segna una tappa fondamentale nella valorizzazione di un artista che ha saputo ridefinire il linguaggio della pittura contemporanea con rigore, libertà e continuità.
Fulcro delle celebrazioni è dato dalla mostra intitolata “Summer 69”, che sarà presentata dalla Fondazione Giorgio Griffa di Torino nel suo Art Space dal 9 aprile prossimo al 2 luglio 2026. L’esposizione nasce come un ritorno e momento fondativo della vicenda umana artistica di Griffa, l’estate 1969. Negli spazi della galleria torinese Sperone, ancora non aperti al pubblico, Griffa si confrontava con Gian Enzo Sperone e veniva ritratto dall’obiettivo di Paolo Mussat Sartor, mentre lavorava alle sue tele. Le fotografie realizzate in quell’occasione non sono semplici documenti, ma testimonianze vive di un passaggio decisivo, in cui la sua pittura trovava una formulazione puramente consapevole.
Il percorso espositivo riunisce alcune delle tele presenti negli scatti del 1969 accanto a una selezione di fotografie originali, ricostruendo il dialogo tra gesto pittorico e sguardo fotografico, tra il tempo della creazione e quello della memoria. Ne emerge un’atmosfera sospesa, intima, capace di restituire la densità di una stagione irripetibile.
A completare la mostra, una selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta documenta il passaggio cruciale verso una pittura fondata su segni elementari, linee, segmenti e tacche tracciate con ritmo su tele grezze e non preparate. È qui che prende forma quel vocabolario essenziale che Griffa definirà quali segni “che appartengono alla mano di tutti”, un linguaggio universale che rinuncia alla rappresentazione per interrogare la pittura come evento e come conoscenza.
A oltre cinquanta anni di distanza otto tele realizzate nei primi mesi del 2026 chiudono il percorso espositivo, stabilendo un ponte ideale tra passato e presente. Queste opere recenti non rappresentano una cesura, ma la continuità di una ricerca che procede per variazioni, ritorni e sviluppi paralleli, confermando la natura profondamente processuale del lavoro di Griffa.
Due istituzioni museali torinesi hanno dedicato all’artista una sala, il castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, in collaborazione con il Centro di Ricerca del Castello di Rivoli, che ha aperto, il 26 marzo scorso, una sala monografica con opere della collezione permanente del Museo e prestiti della Fondazione Giorgio Griffa, accompagnati da materiali di archivio. A seguire la galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino inaugurerà a maggio 2026 una sala con i lavori dell’artista, appartenenti alla propria collezione permanente. Sei opere monumentali di Giorgio Griffa sono state acquisite dal MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e sono destinate alla collezione pubblica del museo.
L’acquisizione rappresenta un passaggio chiave nel riconoscimento istituzionale del lavoro di Griffa, consentendo di attraversare in modo organico oltre trenta anni della sua ricerca. Le opere selezionate, tra cui ‘Linee Orizzontali’ (1973 e 1976) e ‘Segni orizzontali’ ( 1975), i cicli dei ‘Segni Primari’ degli anni Settanta, ‘Arabesco Doppio’ del 1986, in cui la ricerca si apre a una dimensione più ampia e complessa, restituiscono la natura continua e non lineare del suo percorso, che non procede per rotture, ma per accumuli, variazioni e ritorni.


