In Italia l’oro è molto più di un semplice metallo prezioso: è un simbolo radicato di cultura del risparmio e protezione patrimoniale. Secondo stime recenti, nelle casseforti, cassette di sicurezza e fra i depositi privati degli italiani si concentrano tra 1.200 e 1.500 tonnellate di oro da investimento, ovvero lingotti e monete acquistati come forma di tutela del capitale.
Se si applica al metallo il valore corrente di mercato, questo patrimonio può essere valutato nell’ordine di circa 195 miliardi di euro, cifra che ha fatto subito parlare di un vero e proprio “tesoro sommerso” presente nelle case e nei forzieri d’Italia.
Alcune analisi indipendenti spingono la stima ancora più in alto: includendo tutte le forme di oro fisico – non solo quello da investimento, ma anche gioielli e oggetti preziosi – la quantità totale di metallo potrebbe raggiungere fino a 1.500 tonnellate o oltre, con un valore che alcuni calcolano fino a più di 200 miliardi di euro.
Queste cifre diventano ancora più sorprendenti se confrontate con le riserve ufficiali: ad esempio, la Banca d’Italia detiene circa 2.450 tonnellate di oro nelle sue casse centrali, pari a riserve istituzionali dal valore stimato di oltre 270 miliardi di euro.
La propensione a detenere oro è spesso spiegata con motivazioni culturali ed economiche:
- bene rifugio storico nei momenti di instabilità finanziaria o inflazione;
- preferenza per asset tangibili rispetto a strumenti finanziari più volatili;
- tendenza a trasmettere ricchezza di generazione in generazione.
Questa inclinazione, se da un lato riflette prudenza e consapevolezza dei rischi macroeconomici, dall’altro evidenzia un tema di tracciabilità e trasparenza: gran parte di questo oro non è registrata né “visibile” nei flussi ufficiali dell’economia formale, rendendo difficile valutarne con precisione l’impatto sulla liquidità complessiva e sulla pianificazione economica nazionale.
L’enorme valore dell’oro privato solleva domande non solo di carattere statistico ma anche di policy: come possono le istituzioni valorizzare o assistere i detentori privati? È possibile pensare a meccanismi per incentivare la tracciabilità senza penalizzare i detentori? E quali rischi comporta affidare una quota così significativa della ricchezza familiare a beni che restano “fuori mercato”?
In un mondo dove i prezzi dell’oro restano relativamente elevati e i mercati finanziari mostrano segnali di nervosismo, l’oro fisico continua a rappresentare un cardine delle strategie di difesa patrimoniale italiane – e il suo ruolo nel risparmio privato resta un capitolo centrale per comprendere la finanza e la cultura economica del Paese.


