Rimarrà aperta fino al 2 giugno prossimo la mostra dedicata al celebre fotografo statunitense Edward Weston, dal titolo “La materia delle forme”, curata da Sergio Mah, e organizzata da Fundación Mapfre, in collaborazione con Camera Torino. Dopo le tappe di Madrid e Barcellona per la prima volta approda in Italia.
Il percorso espositivo si articola in una selezione di 171 immagini, molte delle quali vintage, e si configura come un’ampia antologia che ripercorre tutte le fasi della produzione di Edward Weston, nato in Illinois nel 1886 e morto in California nel 1958. Presenta u a selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore nel corso della sua vita. Ad arricchire la mostra il cortometraggio The Photographer del regista Willard Van Dyke, girato negli Stati Uniti nel 1948, che fornisce uno sguardo ravvicinato sull’ultimo periodo di attività di Weston, capace di mettere in luce il suo metodo di lavoro e il processo creativo.
L’esposizione propone una visione estesa e articolata sull’eredità lasciata da una delle figure di spicco della fotografia moderna nordamericana, un corpus che si pone come un contrappunto estetico e concettuale al modernismo delle prime avanguardie fotografiche europee.
La mostra vuole ripercorrere l’evoluzione della ricerca fotografica di Edward Weston, a partire dai primi lavori di stampo impressionista e pittorialista, incentrati su temi pastorali, ritratti espressivi e da un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre. In questa fase emerge già il suo interesse per la fotografia come linguaggio creativo autonomo.
I soggiorni in Messico tra il 1923 e il 1926 rappresentarono per Weston una svolta fondamentale in quanto gli consentirono di ampliare il proprio repertorio tematico, allontanandosi definitivamente dal pittorialismo e consolidando uno stile basato sul rigore tecnico formale e compositivo. Egli maturava la consapevolezza che l’essenza della fotografia risiedesse nel momento dello scatto e nella capacità di osservare e scegliere, trasformando soggetti comuni in immagini di forte intensità visiva.
Dopo il Messico realizzò importanti serie di nudi, in cui il corpo umano è concepito principalmente come forma. Esemplare quello del 1936, dove la sensualità deriva dal gioco di linee, volumi, contorni e ombre, più che da una dimensione narrativa o psicologica.
A partire dal 1927 si dedicò anche alle nature morte, attraverso le quali ricercava l’essenza senza tempo degli oggetti naturali , mettendo in evidenza le potenzialità percettive del mezzo fotografico, il Peperone n. 30 si trasforma, per esempio, in un nudo preso di spalle, mentre la Conchiglia e la Foglia di Cavolo escono dalla dimensione dell’oggetto comune per essere esaltati come attori sul palcoscenico.
Dalla fine degli anni Venti il paesaggio diventa centrale nella sua produzione. Weston fotografa i vasti territori dell’Ovest americano , deserti, coste e parchi naturali, privilegiando luoghi incontaminati e privi di presenza umana, restituendo alle immagini uan visione epica e contemplativa della natura, attenta alla luce, ai fenomeni atmosferici e alla morfologia del territorio. Le foto della Death Valley in quel periodo hanno fini artistici e n9n di mera presa diretta della realtà. Negli anni Quaranta QQuaranta il suo immaginario si fa più malinconico, con immagini legate alla decadenza e alla morte. A Point Lobos , infine, Weston trova una natura primordiale e vitale, capace di sostenere uno sguardo rinnovato, insieme concreto e metafisico, sul mondo naturale .
Weston è stato pioniere di una visione rigorosamente moderna e ha scelto la fotocamera a grande formato come strumento privilegiato, realizzando immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza e ricchezza di dettagli. Il suo rigore tecnico, unito a un profondo legame con luce, forma e natura, ha generato un corpus che comprende nature morte, nudi, paesaggi, ritratti oggi considerati iconici. L’opera di Weston è profondamente radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense e offre una prospettiva unica sil processo di affermazione della fotografa e sul ruolo ce tale che ha assunto nella cultira visiva contemporanea.


