Il 2025 si è rivelato un anno complesso per il vino francese sui mercati internazionali. Secondo i dati diffusi dalla Fédération des Exportateurs de Vins & Spiritueux de France (Fevs) in occasione di Wine Paris, il valore delle esportazioni vinicole si è attestato a 10,5 miliardi di euro, in diminuzione del 4,1% rispetto al 2024. Anche i volumi sono scesi del 2,8%, equivalenti a circa 10,9 milioni di ettolitri.
Nonostante la tenuta degli spumanti, che hanno registrato un incremento del 3% e rappresentano ormai circa un quinto delle quantità esportate, le vendite complessive di vino sono tornate su livelli simili a quelli del 2021.
Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione con quasi 1,9 miliardi di euro di acquisti, pari al 17,9% del totale, ma segnano un brusco arretramento del 19% in valore, penalizzati soprattutto dai dazi e dall’andamento sfavorevole del cambio dollaro-euro. Anche i volumi sono in calo. Seguono il Regno Unito e la Germania, mentre tra i principali mercati figurano anche Giappone, Belgio, Canada, Svizzera, Singapore, Paesi Bassi e Hong Kong. L’Italia si colloca all’undicesimo posto per valore. Il ridimensionamento delle vendite negli Stati Uniti e in Cina — quest’ultima in forte contrazione sia in valore sia in quantità — spiega la gran parte della flessione complessiva.
La debolezza riguarda anche le principali denominazioni. Il valore delle esportazioni di Champagne è sceso del 4,5%, quello dei vini Aoc del 5% e degli Igp della stessa entità. In termini di volumi lo Champagne mostra una lieve crescita, mentre le altre categorie risultano in calo. Tra le aree più prestigiose, Bordeaux e Valle del Rodano registrano contrazioni marcate, mentre la Borgogna mantiene un lieve aumento dei volumi ma con un arretramento del valore. Champagne, Bordeaux e Borgogna insieme rappresentano oltre due terzi dell’export vinicolo francese.
Se si considerano anche i distillati, il totale delle esportazioni francesi di vini e spirits raggiunge 14,3 miliardi di euro nel 2025, in diminuzione dell’8% rispetto all’anno precedente, con volumi in calo del 3%. Il comparto degli spirits vale 3,7 miliardi di euro, ma è fortemente penalizzato dal crollo del Cognac, che perde quasi un quarto del valore esportato, anche a causa delle misure antidumping adottate dalla Cina.
Secondo la Fevs, il risultato riflette un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, barriere commerciali, oscillazioni valutarie e indebolimento della fiducia dei consumatori. In questo scenario, il settore chiede interventi pubblici mirati a rafforzarne la competitività e a sostenere imprese e filiere produttive sui mercati globali.


