Il 2025 si chiude in territorio negativo per Kering. Il gruppo francese del lusso ha registrato ricavi per 14,7 miliardi di euro, in calo del 13% a cambi correnti e del 10% a cambi costanti, risentendo di un contesto macroeconomico complesso e di una domanda ancora debole in diversi mercati chiave. Le vendite retail dirette, comprensive dell’e-commerce, sono diminuite dell’11% a perimetro comparabile, con andamenti disomogenei tra aree geografiche e maison. In contrazione anche il canale wholesale (-9%), penalizzato dalla strategia di razionalizzazione della distribuzione adottata dalle griffe del gruppo, nonostante la tenuta di Kering Eyewear.
Nel quarto trimestre, tuttavia, i risultati mostrano segnali di progressivo miglioramento: il fatturato è sceso del 9% a cambi correnti e del 3% a cambi costanti. Le vendite retail hanno registrato un calo più contenuto (-4%), con Europa occidentale e Nord America in linea con il trimestre precedente e una graduale ripresa nelle altre regioni.
Sul fronte della redditività, l’utile operativo ricorrente si è attestato a 1,6 miliardi di euro, in flessione del 33% rispetto al 2024, con un margine operativo dell’11,1% (dal 14,5% dell’anno precedente). L’utile netto ricorrente da attività continuative attribuibile al gruppo è stato pari a 532 milioni di euro, mentre includendo le componenti non ricorrenti – legate in larga parte a operazioni di ristrutturazione – il risultato netto è sceso in territorio negativo (-29 milioni). Il free cash flow operativo ha raggiunto i 4,4 miliardi di euro, ma al netto delle dismissioni immobiliari di Parigi, New York e Tokyo si è fermato a 2,3 miliardi, in calo del 35%.
La posizione finanziaria netta mostra però un miglioramento: al 31 dicembre 2025 il debito netto è sceso a 8 miliardi di euro, con una riduzione di 2,5 miliardi su base annua. Alla luce dei risultati, il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo ordinario complessivo di 3 euro per azione. È previsto inoltre un dividendo straordinario di 1 euro per azione, subordinato al completamento della cessione di Kering Beauté a L’Oréal, attesa nella prima metà del 2026.
Gucci resta il nodo centrale
Il marchio di punta Gucci continua a rappresentare il principale elemento di debolezza del gruppo. Nel 2025 i ricavi del brand sono scesi a 6 miliardi di euro (-22% a cambi correnti, -19% a cambi costanti). Le vendite retail, che costituiscono oltre il 90% del fatturato, sono diminuite del 18%, mentre il wholesale ha registrato una contrazione del 34%. Nel quarto trimestre il calo si è attenuato (-10%), segnalando un miglioramento sequenziale favorito dal lancio delle nuove collezioni disegnate dal direttore creativo Demna e dall’introduzione di nuove linee di prodotto.
L’utile operativo ricorrente di Gucci si è attestato a 966 milioni di euro, con un margine del 16,1%, in riduzione di quasi cinque punti percentuali. Il calo dei volumi ha inciso sulla leva operativa, parzialmente compensata da interventi di contenimento dei costi.
Tra le altre maison, Saint Laurent ha chiuso l’anno con ricavi in flessione dell’8% a 2,64 miliardi di euro, mantenendo però un margine operativo intorno al 20%. Andamento più solido per Bottega Veneta, che ha raggiunto 1,7 miliardi di euro di vendite, con un quarto trimestre record e un margine operativo in lieve crescita. In difficoltà invece il perimetro “Altre maison”, che include Balenciaga e Alexander McQueen, con ricavi in calo del 10% e una perdita operativa ricorrente di 112 milioni.
Le prospettive
«Il 2025 non esprime il reale potenziale del gruppo», ha dichiarato l’amministratore delegato Luca de Meo, sottolineando come nella seconda metà dell’anno siano state avviate azioni strutturali per rafforzare il bilancio, ridurre i costi e rimettere al centro il posizionamento dei brand. L’obiettivo per il 2026 è tornare alla crescita e migliorare la redditività, puntando su una maggiore disciplina finanziaria e su strategie di marca più chiare e sostenibili.
Il prossimo Capital Markets Day, in programma il 16 aprile, sarà l’occasione per presentare nel dettaglio la roadmap della trasformazione di Kering, chiamata a colmare il divario con i principali competitor e a rilanciare la creazione di valore nel medio-lungo periodo.


