MILANO — Dal 3 febbraio al 14 giugno 2026 Palazzo Reale ospita una delle rassegne più attese dell’anno: “I Macchiaioli”, una grande retrospettiva dedicata al gruppo di artisti che tra il 1848 e il 1872 rivoluzionò senza compromessi la pittura italiana dell’Ottocento e aprì, prima di molti sperimentalismi europei, le porte alla modernità visiva.
L’esposizione, promossa dalla città di Milano e inserita nel programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026, racconta con oltre 100 opere un’epoca in cui il colore, il paesaggio e le figure umane si affrancarono dagli schemi accademici tradizionali, dando spazio alla luce naturale, alla spontaneità e a un realismo profondamente radicato nella vita quotidiana e nelle tensioni sociali del tempo.
Il cuore della mostra sono i protagonisti riconosciuti del movimento — Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi e Odoardo Borrani — i cui lavori esposti evidenziano la forza narrativa e gli ideali civili che animarono la loro ricerca.
Non si tratta soltanto di un’esposizione di quadri: è un viaggio attraverso nove sezioni tematiche che raccontano come la cosiddetta macchia — l’accostamento di campiture luminose e colori vibranti — divenne un nuovo modo di vedere e rappresentare il mondo, anticipando sensibilità che in Francia avrebbero poi trovato eco negli impressionisti.
Tra i capolavori più significativi figura l’opera iconica di Telemaco Signorini, “La toilette del mattino”, già di proprietà di Arturo Toscanini e carica di riferimenti culturali che collegano la pittura macchiaiola alla visione estetica del cinema italiano, come narrato anche nel legame con il film Senso di Luchino Visconti.
La figura dei Macchiaioli, spesso sottovalutata nella grande narrazione dell’arte europea, emerge oggi con forza: giovani pittori che scelsero di combattere con pennelli e colori per raccontare la verità visiva e civile del loro tempo, intrecciando la loro arte con l’ideale unitario del Risorgimento e la trasformazione sociale della penisola.
Milano, città in fibrillazione culturale per l’Olimpiade invernale, accoglie così una mostra che non solo illumina di colori mozzafiato paesaggi e figure di soldati, ma ripercorre una stagione in cui l’arte italiana trovò nel vero e nella luce naturale il proprio modo di rinnovarsi e parlare ancora oggi alla sensibilità del pubblico contemporaneo.


