Dopo una lunga fase di indiscrezioni, arriva la svolta: Anta Sports entra nel capitale di Puma con una partecipazione di controllo. Il gruppo cinese dello sportswear, secondo quanto riportato dalle principali agenzie internazionali, ha siglato un’intesa per l’acquisto del 29,06% del marchio tedesco, rilevando la quota detenuta da Groupe Artémis, la holding di investimento della famiglia Pinault, azionista di riferimento di Kering. Il valore dell’operazione è stimato attorno a 1,5 miliardi di euro, con closing atteso entro la fine del 2026. L’acquisizione sarà finanziata integralmente tramite risorse proprie di Anta.
L’ingresso del colosso cinese è destinato a incidere in modo significativo sulla traiettoria di Puma, soprattutto in chiave geografica. La partnership dovrebbe rafforzare la presenza del brand nel mercato cinese continentale, oggi tra i più dinamici e redditizi per il settore sportivo, mentre Anta consolida ulteriormente la propria strategia di espansione multimarca. In una dichiarazione diffusa alla stampa finanziaria, il presidente di Anta Sports, Ding Shizhong, ha sottolineato come la collaborazione con Puma rappresenti un’opportunità di crescita reciproca, fondata sullo scambio di competenze e sulla valorizzazione del potenziale globale del marchio tedesco.
Secondo il management di Anta, la recente performance del titolo Puma non rifletterebbe pienamente le prospettive di lungo periodo del brand. Il gruppo cinese ha espresso fiducia nella squadra manageriale e nel percorso di trasformazione già avviato, precisando l’intenzione di sostenere il rilancio senza interferire con l’autonomia operativa dell’azienda. Un messaggio che sembra aver trovato un primo riscontro nei mercati finanziari: nelle ore successive all’annuncio, le azioni Puma hanno registrato un rialzo superiore al 9%.
L’operazione consente ad Anta di rafforzare la propria posizione nello scenario globale dello sportswear, avvicinandosi ulteriormente ai leader di settore Nike e Adidas. Una dinamica coerente con i risultati economici del gruppo, che nei primi sei mesi dell’anno ha riportato ricavi pari a 38,5 miliardi di yuan (circa 5 miliardi di euro), in crescita del 14,3% su base annua e superiori alle attese degli analisti. Si tratta del dodicesimo esercizio consecutivo in aumento, un dato che conferma la leadership di Anta nel mercato cinese.
Il 2024 si era già chiuso con numeri solidi, a quota 70,8 miliardi di yuan di fatturato (circa 9 miliardi di euro). Per confronto, nello stesso periodo Puma aveva registrato ricavi per 8,8 miliardi di euro, mentre Lululemon aveva superato i 10 miliardi di dollari. Anta beneficia inoltre della crescente popolarità degli sport outdoor in Cina nel periodo post-pandemico, un trend che ha favorito anche marchi internazionali come On, Adidas e la stessa Lululemon. Forte di oltre 35 anni di esperienza, il gruppo ha progressivamente ampliato la propria presenza in aree strategiche, dal Sud-est asiatico al Medio Oriente, fino a Europa e Nord America.
Già nelle settimane precedenti all’annuncio ufficiale, l’ipotesi di un’uscita della famiglia Pinault dal capitale di Puma aveva contribuito a sostenere il titolo in Borsa, che in pochi giorni aveva recuperato circa il 14%, dopo un crollo superiore al 50% dall’inizio dell’anno. Nella giornata dell’accordo, il titolo ha aperto in forte rialzo, toccando un picco del +15%, per poi assestarsi intorno all’8% a metà seduta.
Resta ora aperta la sfida più complessa: il rilancio operativo di Puma. I conti recenti del gruppo tedesco evidenziano una fase di difficoltà. Nel terzo trimestre, i ricavi si sono attestati a 1,9 miliardi di euro, in calo del 15,3% a cambi correnti. Il margine lordo ha registrato una contrazione significativa, mentre l’ebit rettificato si è ridotto a 39,5 milioni di euro, contro i 237 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il trimestre si è chiuso con una perdita netta di 62,3 milioni di euro, rispetto a un utile di 127,8 milioni nel 2024. Dati che, secondo gli analisti, sono risultati lievemente inferiori alle attese del mercato.


