C’è un edificio che più di ogni altro racconta l’ambizione, la bellezza e anche le occasioni mancate di Varese: il Grand Hotel Campo dei Fiori. Chiuso da oltre mezzo secolo, sospeso tra memoria e silenzio, il grande albergo liberty affacciato sulle Prealpi lombarde rientra oggi con decisione nella strategia urbana del nuovo Piano di Governo del Territorio.
Non si tratta di un semplice recupero edilizio, ma di un’operazione che guarda al ripensamento complessivo del rapporto tra città, montagna e turismo. Il PGT individua infatti l’area del Campo dei Fiori come uno dei nodi strategici su cui costruire una Varese più attrattiva, sostenibile e connessa.
Il Grand Hotel non viene più considerato un monumento immobile, ma un potenziale hub di funzioni contemporanee: accoglienza, cultura, eventi, servizi legati alla fruizione del parco naturale. Una rigenerazione che punta a valorizzare l’identità storica dell’edificio senza congelarla, aprendosi a modelli di utilizzo compatibili con l’ambiente e con la vocazione del territorio.
L’inserimento dell’ex albergo tra gli ambiti di rigenerazione del PGT conferma una linea chiara: recuperare ciò che esiste, riducendo il consumo di suolo e restituendo valore a spazi già costruiti ma oggi inutilizzati.
Uno degli elementi più rilevanti del nuovo impianto urbanistico è il tema dell’accessibilità. Senza una mobilità efficiente e sostenibile, qualsiasi rilancio del Campo dei Fiori rischierebbe di restare teorico.
Il piano introduce quindi una riflessione strutturata sui collegamenti pubblici tra la città, il Sacro Monte e l’area sommitale, con l’obiettivo di ridurre il traffico privato e rendere la montagna fruibile a residenti e visitatori in modo più moderno e responsabile. Un passaggio fondamentale per trasformare il sito in una vera destinazione, non in un luogo isolato.
Nel disegno complessivo emerge una visione coerente con le tendenze più attuali del turismo europeo: esperienze lente, paesaggio, benessere, cultura. Il Campo dei Fiori viene letto come un’estensione naturale della città giardino, non come un semplice punto panoramico.
Il recupero del Grand Hotel, in questo contesto, diventa simbolico: non nostalgia del passato, ma investimento su una nuova idea di ospitalità capace di dialogare con natura, spiritualità e tempo libero di qualità.
Oltre all’impatto culturale e paesaggistico, l’operazione ha una valenza economica evidente. Riattivare un luogo iconico significa attrarre investimenti, competenze e flussi turistici, creando opportunità occupazionali e rafforzando il posizionamento di Varese nel panorama lombardo.
Il Grand Hotel Campo dei Fiori, da scheletro silenzioso, torna così a essere una promessa urbana. Starà ora alla capacità progettuale e alla collaborazione pubblico-privato trasformare questa visione in realtà.


