L’industria della moda in Italia – ma anche a livello globale – si prepara a chiudere un 2025 difficile. Secondo i dati presentati dal rapporto Fashion Economic Trends, infatti, il fatturato del comparto dovrebbe registrare un calo compreso tra il 2,7 e il 3 per cento rispetto al 2024.
Un rallentamento imprevisto — e il segnale è globale
- Le esportazioni italiane del settore moda nei primi otto mesi del 2025 segnano un calo del 4,4 % rispetto allo stesso periodo del 2024, con un calo particolarmente marcato verso paesi extra-UE (-9 %).
- In parallelo, l’import è aumentato, soprattutto grazie a prodotti in arrivo dalla Cina (+11,8 %), ma questo non è bastato a compensare la contrazione complessiva.
- A livello globale, il contesto non è molto più roseo: secondo la consultazione Bain & Company, il mercato del lusso — cui è spesso legata la moda “alto di gamma” — è in frenata, con previsioni di contrazione tra il 2 e il 5 % per il 2025.
- Anche studi indipendenti confermano che, dopo anni di crescita, la generazione di valore nel settore lusso — e in generale nella moda — si è per la prima volta ridotta rispetto all’anno precedente.
L’impatto sulla filiera italiana: imprese che chiudono, colpite le fasce piccole
Il segnale più preoccupante in Italia riguarda la dismissione di imprese: secondo fonti del settore, tra gennaio e giugno 2025 si sono registrate 1.035 cessazioni d’attività nel settore tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature — di queste, 843 erano micro o piccole imprese artigiane. In media, circa 11 imprese al giorno hanno chiuso.
Il risultato è che in pochi anni si stimano circa 3.000 imprese perse nel settore, un dato che spinge il mondo della moda a chiedere maggiori tutele e un intervento pubblico per salvaguardare le realtà più vulnerabili.
Le ragioni del calo sono molteplici e intrecciate:
- Dal lato del mercato del lusso, il numero di consumatori è diminuito drasticamente: secondo analisti italiani del settore, nei ultimi tre anni i clienti abituali del lusso sarebbero diminuiti di circa 70 milioni — in gran parte per la diminuzione del potere d’acquisto del ceto medio.
- Il calo di fiducia e spesa dei consumatori pesa anche sul segmento “mainstream”: l’intero comparto moda — non solo il lusso — registra una flessione dei ricavi, confermando che la crisi non riguarda solo un target.
- In un quadro globale segnato da incertezze economiche, tensioni geopolitiche e riduzione della spesa discrezionale, la moda diventa un settore particolarmente vulnerabile.
Non tutto è perduto: come sottolineato dagli analisti, la battuta d’arresto del 2025 potrebbe indurre le imprese a rivedere i propri modelli di business, puntando su qualità, sostenibilità e nuovi mercati.
Per l’Italia — centro nevralgico del sistema moda — questo potrebbe significare valorizzare la manifattura, rilanciare il “made in Italy” e ridare vigore a piccole e medie imprese, evitando che un’intera parte del tessuto economico scompaia.
Ma come avverte Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, «non dobbiamo illuderci»: la ripresa sarà graduale e la strada per tornare ai livelli pre-crisi è ancora lunga.


