Il mondo gastronomico italiano si arricchisce di un nuovo, ambizioso progetto editoriale volto a raccontare con cura e dettaglio l’identità di un impero culinario contemporaneo: è uscita oggi la collana in 9 volumi dedicata ai ristoranti di Enrico Bartolini, edita da 24 Ore Cultura (Gruppo 24 Ore).
Un Grand Tour tra territori e sapori
L’opera descrive ciascuna delle nove insegne che compongono il gruppo Bartolini — dalla nevr-algida Milano alla calda Maremma, dalla laguna di Venezia alla Sardegna, dalla collina del Monferrato alla Costiera campana — presentando un ritratto articolato e completo di ciascuna realtà:
- C’è il ristorante tristellato al terzo piano del MUDEC – Museo delle Culture di Milano, cuore creativo del gruppo, la cui cucina — ormai simbolo di eccellenza meneghina — emerge con forza nel panorama gourmet nazionale.
- E poi c’è la pluralità di “anime territoriali”: da (nel borgo antico di Bergamo Alta), che reinterpreta il patrimonio gastronomico locale; a , che tenta una lettura contemporanea della cucina lagunare; dalla tradizione toscana di , fino all’identità mediterranea e marinara di , passando per la Sardegna, il Chianti, il Monferrato.
Ogni volume propone — spesso in prima persona da parte dei resident chef — ricette iconiche, narrazioni del territorio, riflessioni sul contesto locale e testimonianze visive: una forma di “enciclopedia esperienziale” che unisce cucina, geografia e cultura.
Tra cucina d’autore e impresa: il volto multitasking di Bartolini
Dietro la firma dello chef non c’è solo talento, ma una struttura imprenditoriale complessa: con le sue insegne, Bartolini non è solo chef ma “custode di territori”, curatore di esperienze, manager di un sistema gastronomico diffuso.
Recenti dichiarazioni dello stesso — riportate nel contesto di un’intervista d’autunno — danno un’idea della sua visione: il suo impegno non è “ossessione”, ma studio, coerenza e grande dedizione, calibrata su standard altissimi.
Questo progetto editoriale contribuisce a trasformare la sua impresa in un modello di “alta cucina come patrimonio culturale”, andando oltre la dimensione del gusto per abbracciare la cultura del territorio e dell’identità.
L’uscita di questa collana non è un fatto di poco conto. In un panorama – come quello italiano – dove la cucina è da sempre veicolo di tradizione, memoria e identità, il fatto di fissare su carta la filosofia, il metodo, i luoghi e le storie di una rete di ristoranti significa:
- Dare valore alla “diversità dei territori”: ogni ristorante racconta un pezzo diverso dell’Italia, e la collana diventa testimonianza di un mosaico di culture gastronomiche.
- Offrire uno strumento di riferimento — non solo per gli appassionati di cucina, ma per chiunque voglia capire come l’alta ristorazione contemporanea dialoghi con storia, territorio e imprenditoria.
- Contribuire a costruire una memoria collettiva: ricette, tradizioni, ingredienti, valori — in un momento in cui l’identità gastronomica è sempre più confusa e globalizzata — restano radicati.
- Quanto può un progetto editoriale “popolare” influenzare la percezione dell’alta cucina? Riuscirà a rendere più accessibile — nei significati culturali — la cucina d’autore?
- L’idea di “territorio reinterpretato con lusso e creatività”: può diventare modello per altri chef, o rischia di creare un “effetto boutique gastronomica”, lontano dal radicamento autentico?
- Infine: nella pluralità di ristoranti sotto lo stesso marchio, quanto spazio resta davvero alla creatività individuale — e quanto è gestito come grande impresa?
In definitiva, la collana lanciata da 24 Ore Cultura segna un punto di svolta: non solo per la carriera di Enrico Bartolini, ma per l’intero sistema della ristorazione d’eccellenza italiana. È un invito a guardare la cucina non soltanto come degustazione, ma come racconto di territori, storie e culture — un’enciclopedia del gusto, in cui ogni piatto è un capitolo del nostro Paese.


