Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda intervengono sulle notizie diffuse in giornata riguardo alle attività della Procura di Milano sul fenomeno del caporalato nella filiera moda. Le due associazioni, che rappresentano larga parte dell’industria italiana del settore, ribadiscono la necessità di contrastare con fermezza qualsiasi forma di illegalità lungo la catena del valore.
Secondo le sigle, il rispetto della dignità dei lavoratori, della legalità e della trasparenza costituisce un principio irrinunciabile per la tutela di un comparto riconosciuto globalmente per eccellenza, creatività e qualità. Tuttavia, i rappresentanti dell’industria esprimono “profonda preoccupazione” per quella che definiscono una crescente spettacolarizzazione mediatica delle indagini.
Le associazioni denunciano come l’esposizione pubblica di marchi e aziende in fasi preliminari e non concluse delle inchieste possa tradursi in un grave pregiudizio reputazionale per un settore che rappresenta uno dei pilastri dell’economia nazionale e dell’export. Un danno, aggiungono, che rischia di amplificarsi a causa di possibili fraintendimenti da parte dei media internazionali.
Il quadro complessivo, sottolineato anche da Federazione Moda Italia-Confcommercio, è già fragile: dal 2021 hanno chiuso nel Paese oltre 23 mila punti vendita della moda. In questo contesto, un’eccessiva enfasi mediatica rischia di acuire le difficoltà del comparto, alimentando sfiducia tra consumatori, investitori e operatori della filiera.
Confindustria Moda e Confindustria Accessori ricordano inoltre di essere da anni impegnate, insieme alle autorità competenti, nella definizione di sistemi di controllo, audit e monitoraggio efficaci, e di aver partecipato sin dall’inizio al percorso legislativo sulla certificazione unica di conformità delle filiere moda, pensata per rafforzare la legalità nel settore.
Un percorso di riforma, precisano, che deve potersi sviluppare in un clima equilibrato e non punitivo, evitando di compromettere un patrimonio industriale e culturale che appartiene al Paese.
Le associazioni concludono chiedendo “equilibrio, responsabilità e rispetto” per il lavoro di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di addetti: la lotta all’illegalità, affermano, è doverosa, ma non può trasformarsi in “un mero spettacolo mediatico in grado di causare danni irreparabili al Made in Italy”.


