Nel giorno in cui il CFO di L’Oréal annuncia che «si metteremo subito al lavoro» per un potenziale accordo con il gruppo Armani, si riaccende l’attenzione sul futuro di una delle maison simbolo del made in Italy.
La notizia non arriva inaspettata: già nelle settimane scorse fonti vicine all’operazione avevano indicato L’Oréal come uno dei principali candidati a rilevare una quota iniziale — secondo il testamento del fondatore — pari al 15 % del capitale di Armani.
Il gruppo Armani, nell’esercizio 2024, ha registrato ricavi consolidati per circa 2,3 miliardi di euro, in calo del 5% rispetto all’anno precedente, con un Ebitda sceso a 398 milioni: segnali che riflettono le difficoltà di un mercato del lusso in evoluzione.
Tuttavia, questo dato “di bilancio nudo e crudo” non racconta l’intero valore — perché la forza di Armani non sta solo negli abiti o negli accessori, ma in segmenti chiave come il beauty e l’eyewear. Incorporando questi asset, il valore complessivo del gruppo viene stimato intorno ai 4,2‑4,25 miliardi di euro.
In particolare, la divisione cosmetica (profumi, make‑up, skincare) — già gestita da L’Oréal su licenza fino al 2050 — genera, secondo stime di analisti, circa 1,5 miliardi di euro all’anno. Anche l’eyewear, affidato a EssilorLuxottica, pesa non poco, con una quota stimata sui 500 milioni.
Tutto ciò spiega perché, al netto delle difficoltà del segmento moda — scosso forse da un calo di domanda, dalla maggiore concorrenza e da una trasformazione nei gusti — il gruppo conserva per molti il fascino di un “gioiello da valorizzare”, soprattutto nelle aree più redditizie e scalabili.
Per L’Oréal l’ipotesi di acquisire una quota in Armani non rappresenta un azzardo: semmai una mossa coerente con la strategia di rafforzare il proprio portafoglio nel segmento lusso. Come dimostra l’acquisizione — annunciata nelle ultime settimane — della divisione beauty di Kering per circa 4 miliardi di euro.
Il CEO del gruppo francese stessa ha chiarito che quell’accordo «non cambia la nostra intenzione» di valutare un ingresso nel capitale di Armani, sostenendo che la recente operazione rafforza la posizione di L’Oréal “nell’intero ecosistema beauty”, beneficiando anche di marchi come Armani.
Va però sottolineato che, secondo quanto riportato da analisti e fonti di mercato, L’Oréal sarebbe interessata soltanto alla divisione “beauty” del gruppo Armani — non all’intero comparto moda e accessori.
L’interesse di L’Oréal rappresenta per Armani un potenziale “faro di stabilità”: un partner con conoscenza profonda del settore beauty, che potrebbe aiutare a valorizzare il marchio e a rafforzare la presenza internazionale del brand in un mercato competitivo e globale.
Tuttavia, l’operazione — se finalizzata — pone interrogativi rilevanti sul futuro assetto societario: quale sarà il grado di autonomia del marchio? Quanto incideranno scelte esterne sull’identità del brand?
In più, resta aperta l’opzione — prevista nel testamento — di un’ulteriore cessione fino a una quota di maggioranza, oppure di una quotazione in Borsa, qualora nessun acquirente convincente emergesse.
L’interesse di L’Oréal per Armani — confermato dal CFO durante il recente annuncio — potrebbe rappresentare una delle svolte più significative nel panorama del lusso italiano degli ultimi anni. Un’operazione che va oltre il semplice investimento: potrebbe definire il futuro industriale di un’icona del Made in Italy.
Certo, molto dipenderà dalle modalità di ingresso, dall’equilibrio fra autonomia creativa e rigore finanziario, e dalla capacità di far convivere una tradizione artigianale con le dinamiche globali del beauty e del luxe. Ma se condotta con rispetto per l’eredità e visione strategica, questa potrebbe essere un’opportunità di rinascita — per Armani e per la moda “italiana autentica”.


