Emporio
Secondo quanto dichiarato in una nota ufficiale, Emporio Armani — a partire dalla stagione Autunno/Inverno 2026/27 — presenterà le sue collezioni maschili durante le settimane della moda donna di Milano, integrandole con il womenswear.
Questo significa che le sfilate tradizionalmente riservate all’uomo non avranno più un palinsesto autonomo per quel marchio: il menswear “entra” nella domenica/donna.
Nel contempo, la linea sportiva del gruppo, EA7, manterrà una presenza nella Milano Fashion Week uomo — con un evento speciale legato ai giochi olimpici Milano-Cortina 2026.
Perché questo cambiamento — ragioni strategiche e simboliche
- Ottimizzazione organizzativa e logistico-economica: consolidare sfilate uomo e donna significa ridurre costi di produzione, trasporto, allestimento, e semplificare la gestione del calendario modaiolo — un valore tutt’altro che secondario in tempi complessi per il settore.
- Un’unica visione stilistica, un’identità di marca coesa: con questa scelta, Emporio Armani sembra voler rafforzare l’idea di sé non come label “uomo vs donna”, ma come brand capace di esprimere un’estetica unificata, fluida, trasversale. Il menswear e il womenswear vengono messi sullo stesso piano.
- Riflessione di un contesto più ampio: non si tratta di una decisione isolata. Nel sistema moda si osservano sempre più show “co-ed” (uomo + donna), segno che la rigidità dei generi nelle passerelle sta venendo messa in discussione — un passo verso maggiore fluidità di genere e versatilità estetica.
Un segnale per tutto il fashion system — e le sue implicazioni
- Riscrittura dei codici moda: presentare assieme uomo e donna significa potenzialmente favorire contaminazioni stilistiche — silhouette maschili reinterpretate in chiave femminile, viceversa; tagli, tessuti, presentazioni più inclusive.
- Nuova identità del brand: un marchio come Emporio Armani assume un ruolo più neutrale e trasversale — non solo come “etichetta di moda maschile/donna”, ma come “contenitore di stile” che tenta di trascendere il genere.
- Impatto sull’agenda delle sfilate e sull’attenzione mediatica: meno eventi distinti — ma potenzialmente più potenza narrativa per ogni show. Per un brand consolidato come Armani, ogni sfilata diventa un evento “esteso”, capace di parlare a un pubblico più ampio. Alcune domande aperte:
- Come reagirà la clientela storica (maschile) di Emporio Armani a una scelta che, pur raffinata, potrebbe apparire come un’“omologazione”?
- Quanto questa tendenza co-ed influenzerà stilisti più giovani, o brand “di nicchia”? Rischiano di perdere visibilità se non si “allineano”?
- Il rischio di “sovrapposizione” rischia di diluire l’identità maschile di certi capi, oppure promuoverà una fluidità di genere necessaria?

