Nel cuore del Duomo Vecchio di Brescia è in corso un intervento che riporta l’arte sacra al centro del dibattito contemporaneo. L’“Assunzione della Vergine” di Alessandro Bonvicino, il Moretto, una delle tele più monumentali del Rinascimento lombardo, viene restaurata grazie al sostegno congiunto di Ca’ del Bosco e Fondazione Venetian Heritage: un’alleanza che parla di mecenatismo colto, di tutela del patrimonio e di un nuovo modo di intendere la relazione tra impresa culturale e territorio.
L’opera, un’imponente pala d’altare realizzata nei primi decenni del Cinquecento, domina da secoli il presbiterio del Duomo Vecchio. La sua posizione, complessa e delicata, ha imposto un restauro in situ, affidato a specialisti del settore e accompagnato da una campagna diagnostica che ha rivelato pentimenti, stratificazioni di vernici e interventi di epoche diverse. Un patrimonio prezioso non solo per Brescia, ma per l’intera storia figurativa dell’Italia settentrionale.
Un mecenatismo che guarda oltre il contemporaneo
Per Ca’ del Bosco, realtà della Franciacorta nota per il dialogo costante con l’arte e il design, si tratta di un passo significativo: dal sostegno alla creatività attuale alla salvaguardia dei grandi maestri del passato. Un gesto che rafforza il legame tra cultura e vino, due mondi che oggi si incontrano nella capacità di creare valore e identità.
Venetian Heritage, dal canto suo, estende così il proprio raggio d’azione oltre Venezia, abbracciando territori che storicamente furono sotto l’influenza della Serenissima e che ne condividono l’eredità artistica. Il Moretto, allievo e interprete delle atmosfere venete, rappresenta un ponte ideale tra queste due anime.
Il progetto non rimane confinato dietro le impalcature. Una parte significativa dell’intervento sarà visitabile dal pubblico, trasformando il cantiere in un luogo di osservazione e studio. Un approccio che risponde a una sensibilità sempre più diffusa: la trasparenza nei processi di restauro e la volontà di coinvolgere la comunità nella riscoperta del proprio patrimonio.
Quando l’opera tornerà a mostrare i suoi colori originari, Brescia ritroverà non solo un capolavoro rinascimentale, ma un simbolo identitario. E la collaborazione tra una grande azienda del vino e una fondazione culturale internazionale potrebbe diventare un modello per nuovi progetti di tutela in Italia: una sinergia virtuosa che restituisce bellezza, crea valore e lascia un’impronta duratura.


