Jannik Sinner ha scelto il Lago di Garda per rallentare. Dopo un’annata che lo ha consacrato tra i grandi del tennis mondiale, e i problemi con il doping, il campione altoatesino ha trovato sopra Salò un luogo capace di offrirgli ciò che in campo manca: silenzio, privacy e un rapporto diretto con la natura. La notizia del suo soggiorno ha fatto il giro delle cronache locali, ma il resort che lo ospita — l’A-ROSA Lago di Garda — merita un racconto che vada oltre il fascino della celebrità.
Il complesso non è incastonato sulla riva, ma leggermente sopraelevato, in un punto da cui la vista si apre sul golfo e sulle colline. È una scelta non banale: chi cerca protezione dai riflettori, come gli sportivi d’élite, preferisce contesti raccolti, dove l’architettura non domina il paesaggio ma vi si adagia con misura.
E Sinner, noto per la sua sobrietà, sembra aver trovato qui una sintonia naturale.
Un progetto che mette al centro la natura
Secondo fonti specializzate nel settore turismo e hospitality — tra cui Travelnostop e ADV Training — l’A-ROSA è stato pensato come un giardino abitato. Oltre cento specie botaniche, ulivi, limonaie e vegetazione mediterranea circondano camminamenti, patii e spazi di relax. L’idea è quella di trasformare l’hotel in un ambiente semi‐immerso nel verde, dove i confini tra interno ed esterno sono più sensoriali che architettonici.
Le camere, molto ampie anche nelle tipologie base, privilegiano luce naturale e materiali dai toni neutri. Le suite panoramiche, quelle definite “Seeblick”, utilizzano terrazze e grandi vetrate per rendere il paesaggio una parte del design.
Benessere come “tempo rallentato”
I quasi 2.000 metri quadri della spa — tra piscine collegate, saune, giardini interni e sale trattamento — non puntano al gigantismo, ma a una filosofia olistica. L’obiettivo dichiarato è creare un percorso che accompagni l’ospite in una dimensione meno frenetica, attraverso rituali botanici, terapie sensoriali e spazi di meditazione.
Uno stile perfettamente coerente con chi, come Sinner, ha bisogno di recupero profondo in una stagione sportiva sempre più stressante, anche per colpa della vicenda doping.
Informazioni ufficiali della struttura confermano che il resort non dispone di accesso diretto alla riva, ma è collegato a Salò tramite un sentiero e un servizio navetta. Una scelta progettuale precisa: mantenere una distanza “di rispetto” dal lago per evitare un’occupazione totale delle rive, lasciando al paesaggio il ruolo di protagonista.
Questa distanza — fisica e simbolica — evoca un’idea di lusso che non ha bisogno di ostentazione. Non piscine galleggianti, non architetture monumentali: piuttosto, un equilibrio tra comfort, silenzio e natura. È un linguaggio che sta emergendo in tutto il mercato dell’hospitality di fascia alta.
Perché Salò attira l’élite contemporanea
La sponda bresciana del Garda sta vivendo un momento di forte rilancio. Nuovi progetti alberghieri, restauri di ville storiche e un turismo di qualità crescente ne stanno ridisegnando l’immagine. Le amministrazioni locali e le associazioni di categoria lo hanno sottolineato negli ultimi mesi: non più solo meta estiva, ma destinazione annuale per un pubblico attento alla cultura del benessere.
La scelta di Sinner, al di là della curiosità mediatica, conferma questa tendenza. Il Garda non è soltanto cornice scenografica: diventa uno spazio di rigenerazione, un’alternativa meno esibita rispetto alle mete più affollate del lusso italiano.


