Nel 2025 il fenomeno del fast commerce – ossia l’e-commerce ultra-veloce, a basso prezzo e fortemente data-driven – ha raggiunto una nuova massima potenza, grazie soprattutto all’irresistibile avanzata di Temu e Shein. Secondo l’ultima ricerca della piattaforma Yocabe, rilanciata da ANSA, siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione nel panorama dei marketplace mondiali.
Una crescita che non conosce freni
Temu, in particolare, è protagonista di numeri da capogiro: le visite mensili registrano incrementi esponenziali in tutti i continenti. In Europa, l’aumento rispetto al 2024 è impressionante: +415% in Francia, +202,8% in Spagna e +133% in Italia, mentre nel Regno Unito il salto è +459%. In America Latina la crescita è ancora più straordinaria: Temu si afferma in Brasile come primo marketplace per visite mensili, con +469% rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, Shein consolida il suo dominio nel fast fashion. Tra il 2024 e il 2025, le visite mensili al sito aumentano del 43 % in Italia, del 36 % in Francia e di oltre il 154 % nel Regno Unito.
I motori del successo: dati, personalizzazione, strategia
Cosa alimenta questo acceleratore? Secondo gli analisti di Yocabe, è l’uso strategico dei dati: i colossi cinesi raccolgono enormi quantità di informazioni sui comportamenti degli utenti, abilitando campagne altamente targettizzate e offerte iper-personalizzate. Questo approccio data-centrico si traduce in un’esperienza di acquisto sorprendentemente fluida, sempre più efficace e in grado di fidelizzare gli utenti a basso prezzo.
Nel frattempo, i player storici dell’e-commerce non restano a guardare: alcuni cercano il consolidamento tramite acquisizioni. È il caso di Zalando, che ha comprato AboutYou, o di Farfetch, acquisita da Coupang, evidenziando come la competizione non sia solo sui prezzi ma anche sulle sinergie strategiche.
Le ombre dietro il miraggio low cost
Ma non tutto è oro quel che luccica. Il salto di Temu e Shein non è esente da critiche e rischi. La rapida espansione ha attirato l’attenzione dei regolatori: come riportato da CNBC, entrambe le piattaforme si trovano sotto scrutinio in Europa, dove potrebbero dover fare i conti con nuove tariffe doganali strategiche. Inoltre, la concorrenza dei prezzi ultra bassi solleva questioni sociali ed etiche, soprattutto riguardo la sostenibilità delle filiere produttive e il rispetto dei diritti dei lavoratori nei paesi di produzione.
In Italia, il tema assume una tensione politica ed economica significativa. Politici e associazioni di categoria guardano con preoccupazione all’impatto del fast commerce sulle imprese locali. Secondo alcune fonti, si starebbe valutando una tassa sui pacchi a basso valore provenienti da paesi extra-UE, misura destinata proprio a contrastare l’invasione di prodotti ultra low cost.
Non mancano poi le ombre legate alla sicurezza: un recente studio europeo ha evidenziato che molti giocattoli venduti su piattaforme come Temu e Shein non rispettano gli standard di sicurezza dell’UE, con rischi concreti per i consumatori più giovani.
E c’è di più: Shein è stata multata per 1 milione di euro dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana, per “dichiarazioni ambientali fuorvianti” su riciclo e sostenibilità.
Impatti e scenari futuri
L’ascesa di Temu e Shein ridefinisce gli equilibri del commercio digitale globale. Il loro modello aggressivo mina non solo i giganti dell’e-commerce tradizionale, ma scuote anche la sostenibilità del sistema moda – in termini di ambiente, trasparenza delle filiere e diritti.
Per i brand europei, la sfida è partita: occorre ripensare le strategie di differenziazione, forse puntando su sostenibilità, qualità e tracciabilità per non essere fagocitati dal low cost.
I regolatori, da parte loro, dovranno trovare un equilibrio: proteggere industrie nazionali e diritti dei consumatori, ma senza soffocare l’innovazione che i colossi digitali portano con sé.
Infine, per gli utenti la domanda resta: vale davvero la pena sacrificare etica, sicurezza e trasparenza per ogni t-shirt a 3 euro? O è arrivato il momento di rivalutare cosa significhi “conveniente” nell’era del fast commerce?


