A dieci anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Accorsi-Ometto dedica una vasta retrospettiva a Carol Rama, artista torinese nata nel 1918 e mancata nel settembre 2015.
Artista di fama internazionale, venne premiata con il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia nel 2003.
La mostra, curata da Francesco Poli e Luca Motto, presenta un’accurata selezione di un centinaio di opere, provenienti da rilevanti collezioni pubbliche e private, che documentano le principali tappe della ricerca dell’artista dagli anni Trenta ai primi anni Duemila.
Otto le sezioni in cui è articolata l’esposizione, a partire dagli acquerelli della fine degli anni Trenta, caratterizzati da una singolare libertà espressiva e da un’esplicita carica erotica. A questi si affianca la produzione espressionista degli anni Quaranta, per poi proseguire con le ricerche di inizio anni Cinquanta, vicine a un astrattismo di matrice concreta e destinate a confluire nell’Informale.
Nel 1953 Carol Rama aderisce, unica donna insieme a Paola Levi Montalcini, alla compagine torinese del Movimento di Arte Concreta, accanto a Biglione, Galvani, Parisot e Scroppo. Alla fine del decennio, come la maggior parte degli artisti della sua generazione, si rivolge definitivamente all’Informale. In mostra si possono ammirare una serie di dipinti caratterizzati da una spessa materia pittorica, in cui emerge una prepotente carica segnica e cromatica.
Molto nota è la serie dei Bricolages, così definiti da Edoardo Sanguineti, realizzata dalla metà degli anni Sessanta con il collage di occhi di bambola, siringhe, pietre e tappi di gomma. Seguono i lavori della fine degli anni Sessanta, nei quali l’artista utilizza smalti, vernici nebulizzate e inserzioni di oggetti che evocano la condizione umana in piena Guerra Fredda.
Si prosegue con le gomme degli anni Settanta, in cui Carol Rama rinnova il proprio linguaggio artistico attraverso superfici monocrome bianche o nere, sulle quali dispone camere d’aria.
Segue poi il ritorno a una rinnovata figurazione, tipica degli anni Ottanta e Novanta, con mondi popolati da figure umane, angeli, geometrie e prospettive fantastiche.
La produzione più recente è stata realizzata tra gli anni Novanta e i primi Duemila, in particolare con la serie di opere ispirate alla vicenda del cosiddetto “morbo della mucca pazza”, caratterizzate da un forte impatto visivo.
Un’esposizione nell’esposizione è rappresentata da dodici scatti fotografici dell’artista Bepi Ghiotti, realizzati tra il 2012 e il 2014 nell’ambito del progetto Inside Carol Rama. Queste immagini permettono di addentrarsi nell’affascinante universo della mitica casa-studio di via Napione, dove l’artista ha vissuto per oltre settant’anni. Il visitatore viene così catapultato in un ambiente magico, luogo non solo di creazione, ma anche di incontro e scambio con intellettuali, critici e galleristi, tra cui Felice Casorati, Italo Cremona, Edoardo Sanguineti, Albino Galvano, Cesare Pavese, Massimo Mila e Luciano Berio.
La mostra Carol Rama. Geniale Sregolatezza aprirà al pubblico il 15 aprile e rimarrà visitabile fino al 14 settembre 2025.