Il Consorzio Asti Docg è il punto di riferimento nella tutela e promozione dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, autentiche espressioni dell’enologia italiana, simboli di storia, tradizione e passione, riconosciuti e apprezzati a livello internazionale. Con una produzione che supera i 90 milioni di bottiglie, consolida la propria presenza sui mercati globali attraverso una strategia incentrata sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio.
L’Asti Spumante e il Moscato d’Asti rappresentano un’eccellenza del patrimonio vitivinicolo italiano, un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione. Grazie all’impegno del Consorzio, questi vini continuano a conquistare il mondo, portando con sé il prestigio e il fascino delle terre di Langhe e Monferrato.
Incontriamo il Presidente Stefano Ricagno per conoscere i progetti e futuro di questo vitigno.
Quali sono le prospettive future del Consorzio, considerando la sua crescita e la continuità che si osserva nel tempo?
Il 2024 ha confermato la solidità del nostro comparto, con il numero di fascette consegnate perfettamente in linea con l’anno precedente. Questo equilibrio si rispecchia nei diversi mercati di esportazione e nella distribuzione tra le varie tipologie di prodotto, come lo spumante e il tappo raso. In particolare, il Moscato d’Asti ha registrato una significativa ripresa in America, mentre lo spumante ha subito un lieve calo in Russia. Tuttavia, questi trend si sono compensati, garantendo stabilità al settore. Guardiamo al 2025 con la speranza di proseguire il trend positivo.
Negli ultimi anni avete investito molto nel brand e nella comunicazione. Quali sono le principali iniziative intraprese?
Dopo il progetto con lo chef Alessandro Borghese, che per tre anni ha rafforzato la nostra visibilità sul mercato italiano, abbiamo deciso di proseguire con nuovi investimenti. Abbiamo avviato un’importante collaborazione con le ATP Finals e gli Internazionali di Tennis di Roma, raggiungendo nel 2025 il quinto anno di sponsorizzazione. Questo ci ha garantito un’ampia visibilità sia in Italia che all’estero, grazie anche alla crescita di campioni come Jannik Sinner e al nostro brand ambassador, Lorenzo Sonego. Parallelamente, continuiamo a sviluppare attività promozionali nei mercati esteri con degustazioni ed eventi, senza trascurare il territorio italiano, dove portiamo avanti una strategia di valorizzazione legata alla cultura e al turismo enogastronomico. L’obiettivo è rafforzare il legame tra il nostro prodotto e il suo straordinario contesto d’origine.
Quali potrebbero essere le conseguenze delle incertezze politiche internazionali sulle vostre esportazioni, in particolare riguardo agli Stati Uniti e alla Russia?
È innegabile che il contesto geopolitico influisca sulle nostre dinamiche commerciali. Ci auguriamo che si raggiunga presto un equilibrio politico ed economico, perché il nostro settore, come molti altri, è influenzato non solo dalle esportazioni, ma anche da fattori finanziari e dal potere d’acquisto dei consumatori. Monitoriamo costantemente la situazione per adeguare le nostre strategie di conseguenza.
In un mercato che sta dando sempre più spazio ai vini a basso tenore alcolico, quale ruolo può giocare l’Asti Spumante?
Il trend dei vini a basso grado alcolico è in crescita, e molte cantine stanno già investendo in questa direzione. L’Asti Spumante e il Moscato d’Asti sono da sempre caratterizzati da un basso grado alcolico, ma anche da un elevato contenuto zuccherino. Tuttavia, questa informazione non è sempre stata comunicata in modo chiaro.
Dobbiamo lavorare su una strategia di comunicazione più efficace, che coinvolga sia il Consorzio sia i produttori. Il basso grado alcolico è un valore aggiunto per molti consumatori, ma occorre trovare un equilibrio nel messaggio, affinché il contenuto zuccherino non venga percepito come un limite. Il dialogo con il pubblico è essenziale per far comprendere al meglio le caratteristiche e la qualità dei nostri vini.
Come affronta il Consorzio le periodiche discussioni sulla possibile espansione delle aree di produzione del Moscato?
Il tema della delimitazione delle aree di produzione è delicato e coinvolge direttamente i viticoltori, che esprimono legittime preoccupazioni. Negli ultimi 15 anni, i criteri sono cambiati: oggi non conta solo la superficie disponibile, ma soprattutto l’idoneità dei terreni. Questo concetto non è sempre di facile comprensione e richiede un’attenta valutazione. Il Consorzio si impegna a gestire queste discussioni con il massimo rispetto per tutti gli attori coinvolti, evitando polemiche sterili e lavorando per soluzioni condivise e sostenibili. La tutela del territorio e della qualità resta la nostra priorità assoluta.