Negli ultimi giorni la Germania ha riportato al centro del dibattito pubblico e politico una questione storica ma oggi riattualizzata: il rimpatrio delle sue riserve auree conservate negli Stati Uniti. La protesta, che dai circoli economici si sta allargando anche tra deputati e commentatori finanziari, ruota attorno alla decisione di mantenere circa il 36-37 % delle riserve nazionali – oltre 1.200 tonnellate di oro – nei vault della Federal Reserve Bank di New York, una pratica risalente alla seconda metà del XX secolo nell’ambito dei rapporti di fiducia transatlantica.
Il tema, come ricostruisce Euronews Italia, era già presente nei titoli economici ma è tornato con forza dopo una serie di prese di posizione pubbliche. Secondo vari analisti ed economisti tedeschi, la situazione geopolitica attuale e le politiche ritenute “imprevedibili” dell’amministrazione statunitense – in particolare sotto la presidenza di Donald Trump – rendono meno sicura la custodia di un bene così strategico per la sovranità finanziaria di Berlino.
L’argomento non è solo teorico: come ricordano gli esperti, la storica decisione di immagazzinare parte dell’oro all’estero fu motivata in epoca post-guerra fredda da un’idea di sicurezza e cooperazione economica. Ma oggi, con tensioni politiche e nuove priorità economiche, una vasta fetta della popolazione e diversi economisti si dicono favorevoli a un ritorno fisico delle riserve in Germania. Un sondaggio pubblicato all’inizio del 2026 indica infatti che una larga maggioranza dei cittadini tedeschi gradirebbe il rimpatrio.
Tra chi spinge per il ritorno dell’oro ci sono figure di spicco, come Emanuel Mönch, ex capo della ricerca alla Bundesbank, che ha dichiarato a Handelsblatt che mantenere grandi quantità di oro negli USA è “troppo rischioso” in un contesto geopolitico instabile e che spostarlo in patria aumenterebbe l’indipendenza strategica della Germania.
Non tutti concordano, e nella maggioranza di governo tedesca c’è chi difende le scelte di diversificazione e cooperazione internazionale, ricordando che una parte significativa dell’oro è anche custodita a Francoforte e alla Bank of England, e che finora non ci sono piani ufficiali per un ritiro massiccio.
La questione del rimpatrio delle riserve auree tedesche, dunque, si inserisce in un quadro più ampio di discussione sulle relazioni economiche e politiche tra Europa e Stati Uniti, sul ruolo delle banche centrali nella gestione delle risorse di valore e sulla percezione pubblica della sicurezza finanziaria in epoca di incertezze globali. Gli sviluppi futuri, specialmente eventuali decisioni formali della Bundesbank o del governo di Berlino, saranno osservati con attenzione dai mercati internazionali e dagli stakeholder politici di tutto il continente.


