Il marchio italiano di scarpe di lusso Golden Goose, noto per il suo stile “distressed” e le sneaker indossate da celebrità in tutto il mondo, è al centro di una trattativa che potrebbe segnare una svolta nel panorama del lusso Made in Italy.
Dettagli della trattativa
Secondo diversi giornali-economici, HongShan Capital – un fondo di private equity cinese che gestisce asset stimati in circa 55 miliardi di dollari – avrebbe avanzato un’offerta non vincolante per acquisire l’intero capitale di Golden Goose.
La casa madre attuale, controllata in massima parte dai fondi Permira e Carlyle Group (insieme circa l’88 % del capitale), starebbe valutando l’operazione come una possibile “porta d’uscita”.
In precedenza, Golden Goose aveva già attratto investitori internazionali: nel gennaio 2025 il family-office Blue Pool Capital, legato al co-fondatore di Alibaba, ha acquisito una quota del 12 % nella società.
Il marchio, fondato nel 2000 a Marghera (Venezia), è cresciuto rapidamente fino a diventare un nome riconosciuto nel segmento “premium sneaker” e moda lifestyle.
Nel primo semestre del 2025 ha registrato una crescita dei ricavi di circa +13% arrivando a ~342 milioni di euro, con una marginalità operativa intorno al 33%.
In precedenza era stata progettata una quotazione in Borsa, con una valutazione attesa intorno ai 1,7-2,4 miliardi di euro, poi rinviata per via dell’instabilità dei mercati europei.
L’ipotesi di un ingresso di HongShan Capital nel capitale di Golden Goose non appare casuale: il mercato asiatico e, in particolare, la Cina rappresentano uno dei terreni più strategici per i marchi del lusso occidentali che desiderano crescere oltre l’Europa e gli Stati Uniti.
Inoltre, l’esperienza precedente di HongShan nel lifestyle, nell’abbigliamento e nello sportswear lo rende un potenziale acquirente in grado di sostenere l’internazionalizzazione e l’espansione del brand italiano.
Va però sottolineato che la trattativa è a uno stadio preliminare e non vi è ancora conferma ufficiale dell’accordo né dei termini economici definitivi.
Se l’operazione andasse in porto, migrerebbe più di un marchio: si aprirebbe un capitolo dove il controllo, l’identità, il “dna” artigianale italiano del brand potrebbero evolvere verso nuovi equilibri internazionali. D’altro canto, per Permira e Carlyle si profilerebbe una exit significativa dopo anni di crescita.
Implicazioni per il Made in Italy
L’eventuale passaggio a proprietà asiatica apre un dibattito più ampio: quanto la crescita internazionale richiede compromessi rispetto al controllo locale? Il modello “italiano” del lusso — artigianale, narrativo, legato al territorio — può convivere con la scala globale e con l’asset management internazionale?
Per Golden Goose potrebbe trattarsi di una crescita accelerata grazie a capitali e accesso ai mercati est asiatici, ma anche di una ridefinizione del posizionamento strategico.


